Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

CHE COS’È LA AHL AL-SUNNAH?



La Ahl al-Sunnah sono quei musulmani che credono e vivono in conformità al Corano e alla Sunnah. Solo la fede della Ahl al-Sunnah consente di giungere a quella comprensione che conduce alla salvezza eterna e alla conoscenza di Allah (swt). Al fine di attenersi alla Sunnah, è necessario riconoscere e seguire l’attuazione del Corano da parte del nostro Profeta (saas) e dei suoi Compagni, i quali agirono come un ponte tra noi e la Sunnah. Il Profeta (saas) ha definito la condizione necessaria per i suoi Compagni:
“La mia ummah si dividerà in settantatré gruppi. Essi apparterranno tutti all’Inferno eccetto uno (il quale apparterrà al Paradiso).” I Compagni gli chiesero di identificare tale gruppo ed egli disse: “Quello che seguirà il cammino sul quale io e i miei compagni camminiamo.” (al-Tirmidhi)
Questo gruppo cui spetta la salvezza è noto come “al-Firqah al-Najiyyah” (il gruppo salvato). Un altro nome con cui si suole definirlo è: “Ahl al-Sunnah wal Jama‘ah” (la gente che segue la linea di condotta del Profeta [saas] e dei suoi Compagni).
Tutte le scuole concordano, in termini teologici e giuridici, sulla linea definita dagli insegnamenti del Corano e della Sunnah. Queste scuole si sforzano di comprendere, spiegare e vivere in conformità al volere di Allah (swt) e del Suo Profeta (saas).
Nel descrivere la Ahl al-Sunnah, è anche necessario definire che cosa sia il Salafismo, un termine derivato dalla parola “salaf.” “Salaf” è un termine generalmente attribuito a quei Compagni del Profeta (saas) che lo seguirono nella maniera migliore e a coloro che gli succedettero. Al-‘aqidah al-Salaf era il credo di tutti i musulani prima della formazione delle diverse scuole di teologia (i`tiqad). In altre parole, è la aqidah delle generazioni degli Ashab al-Kiram e dei Tabi'un. La sua dottrina fondamentale si fonda sulla credenza che i versetti del Corano e gli hadith debbano essere accettati in maniera letterale. Nel corso del tempo apparvero due scuole di teologia: la Maturidiyyah e la Ash`ariyyah.
Imam Abu Mansur al-Maturidi, il fondatore della scuola Maturidiyyah, nacque nel villaggio di Maturid, nei pressi di Samarcanda, nel 238 AH (852 dell’era volgare) e morì a Samarcanda nel 333 AH (944 e. v.). Il suo approccio generale era quello di avvalersi della ragione, oltre che della rivelazione, per interpretare i versetti e gli hadith qualora ciò fosse apparso necessario. La maggioranza degli Hanafiti e dei Turchi seguono questa scuola.
Abu al-Hasan al-Ash`ari, l’imam della scuola Ash`ariyyah, nacque a Basra nel 260 AH (873 e.v.) e morì a Baghdad nel 324 AH (936 e.v.). Essendo un discendente del Compagno Abu al-Musa al-Ash`ari, ci si riferisce a lui come al-Ash`ari. Essendo nella pratica un aderente alla scuola Shafi`i, la sua dottrina si diffuse per lo più tra gli Shafi`iti, ma anche tra i Malikiti. Le differenze tra i membri delle scuole Maturidiyyah e Ash`ariyyah si limitano a pochi aspetti.
Le scuole Maturidiyyah e Ash`ariyyah rappresentano il credo della Ahl al-Sunnah. Emersero quindi molte altre scuole, tra cui i Kharijiti, i Mu’tazilah, i Murjiah, i Jabriyyah, i Mushabbihah, dalle quali, a loro volta, si produssero ulteriori suddivisioni. Questi gruppi non si considerano parte della Ahl al-Sunnah.
Tutte le scuole all’interno della Ahl al-Sunnah appartengono al circolo della verità (haqq) e del vero cammino. Le differenze tra loro non ingenerano corruzione (fitnah), ma piuttosto misericordia. Chi appartenga a una di queste scuole deve quindi apprezzare le altre.
Le scuole di verità che sono emerse nella sfera della giurisprudenza islamica (fiqh) e della teologia (i`tiqad) non deviano dal Corano e dalla Sunnah. Non rappresentano, quindi, una nuova religione, ma sono piuttosto ramificazioni al servizio dell’Islam nei diversi campi della fede, dell’osservanza religiosa, dell’etica e dell’istruzione. Sono le espressioni dell’Islam per ciò che è effettivamente. La loro costituzione fu dovuta a una seria necessità e la loro base è il Corano e la Sunnah.
I credenti devono riflettere sulla giurisprudenza islamica (fiqh) e sull’etica così come nel caso della fede, poiché ognuno di questi elementi è complementare all’altro. Il fiqh consente di conoscere ciò che può arrecare beneficio o danno in ogni aspetto della vita. La religione è costituita dalla fede, dall’osservanza religiosa e dalle buone maniere.
 

NEL CORANO SI DICE AI CREDENTI DI UBBIDIRE ALLA SUNNAH DEL PROFETA (SAAS)

La Sunnah è indivisibile dal Corano, in quanto è l’interpretazione vivente del Libro da parte del Profeta Muhammad (saas), l’uomo dei più grandi principi morali, il quale aveva una tale considerazione dei credenti da provare angoscia quando erano afflitti e da alleviarli dei loro fardelli e delle catene del bigottismo.
Il Corano non può essere compreso e quindi messo in pratica nella vita quotidiana in assenza della Sunnah. Per esempio, nel Corano Allah (swt) dice ai credenti di mostrarsi affezionati gli uni verso gli altri, di dire buone parole e di comportarsi con modestia. Il comandare il giusto e proibire ciò che è riprovevole e il comunicare i valori morali dell’Islam all’umanità intera costituiscono obblighi fondamentali (fara’id). La pulizia è stata resa obbligatoria. Tali questioni sono, tuttavia, spiegate nel Corano in certi modi. I credenti imparano ad attuare tali atti mediante gli esempi costituiti dalle pratiche del Profeta (saas). Nel Corano, Allah (swt) rivela:
Avete nel Messaggero di Allah un bell'esempio per voi, per chi spera in Allah e nell'Ultimo Giorno e ricorda Allah frequentemente. (Surat al-Ahzab, 21)
Il Profeta (saas) è il modello migliore per tutta l’umanità. I credenti osservano la sua Sunnah e imparano a metterne in atto i precetti e le pratiche nella vita. Quando si considera la Sunnah, si nota come il Profeta (saas) istruì la sua comunità in ogni ambito, mostrando una condotta confacente all’onore di un musulmano. L’intera esistenza del Profeta (saas) rivela una serietà, un senso di responsabilità e una sensibilità che include ogni minimo dettaglio. Ciò dipende dal fatto che il Profeta (saas) ha insegnato alla sua comunità la “saggezza” insieme al Corano:
Allah ha colmato [di grazia] i credenti, quando ha suscitato tra loro un Messaggero che recita i Suoi versetti, li purifica e insegna loro il Libro e la saggezza, mentre in precedenza erano in preda all'errore evidente. (Surah Al ‘Imran, 164)
Il pericolo di abbandonare la Sunnah
“La perdita della religione ha inizio con l’abbandono della Sunnah. Come una corda si rompe fibra a fibra, così la religione svanisce quando l’uno dopo l’altro tutti abbandonano la Sunnah.” (ad-Darimi)
Nel corso della storia dell’Islam sono apparse varie eresie. Sette differenti si sono allontanate dall’essenza dell’Islam adottando credi eretici e pratiche non islamiche.
Anche ai nostri giorni c’è chi rifiuta la Sunnah del Profeta (saas). “Noi leggiamo il Corano,” dicono, “e lo interpretiamo per noi stessi senza il bisogno di alcuna chiarificazione da parte del Profeta (saas).” Voltano così le spalle alla Sunnah, l’applicazione pratica e il compimento del Corano.
Il fatto è che quanti hanno abbandonato la Sunnah, in realtà, ignorano i comandamenti del Corano in cui si ordina ai musulmani di seguirla. Allah (swt) non ha reso obbligatoria solo l’ubbidienza al Corano, ma anche al Profeta (saas).
Per questa ragione, l’Islam può essere praticato solo in conformità alla Sunnah e i musulmani possono mettere in pratica il Corano nella vita reale solo seguendone i precetti. La Sunnah, d’altra parte, è la fede della Ahl al-Sunnah, la quale è costituita dalla totalità degli hadith autentici del Profeta (saas) e dalla loro interpretazione da parte dei grandi sapienti musulmani.
Attenersi alla Sunnah significa ubbidire al Profeta (saas)
La vitale importanza del Profeta (saas) per i credenti è enfatizzata nei seguenti versetti coranici rivolti a lui:
In verità ti abbiamo mandato come testimone, nunzio e ammonitore, affinché crediate in Allah e nel Suo Messaggero e affinché Lo assistiate, Lo onoriate e Gli rendiate gloria al mattino e alla sera. In verità coloro che prestano giuramento [di fedeltà], è ad Allah che lo prestano: la mano di Allah è sopra le loro mani . Chi mancherà al giuramento lo farà solo a suo danno; a chi invece si atterrà al patto con Allah, Egli concederà una ricompensa immensa. (Surat al-Fath, 8-10)
Colui che ha prestato un patto con il Profeta (saas) lo ha prestato con Allah (swt). Il Signore ci ha detto che:
Chi obbedisce al Messaggero obbedisce ad Allah. (Surat an-Nisa’, 80)
Questo versetto permette di comprendere l’importanza dell’ubbidienza. Tutti i musulmani hanno il dovere di ubbidire a lui per la sua natura di modello e per la sua funzione di legislatore. Il Corano rivela che il rispetto dei comandamenti e delle regole del Profeta (saas) è tanto obbligatorio quanto l’adempimento dei versetti contenuti nel Libro di Allah (swt). In un altro versetto, relativo al potere normativo del Profeta, il nostro Signore dice:
[I credenti sono] coloro che seguono il Messaggero, il Profeta illetterato che trovano chiaramente menzionato nella Torâh e nell'Ingil, colui che ordina le buone consuetudini e proibisce ciò che è riprovevole, che dichiara lecite le cose buone e vieta quelle cattive, che li libera del loro fardello e dei legami che li opprimono. Coloro che crederanno in lui, lo onoreranno, lo assisteranno e seguiranno la luce che è scesa con lui, invero prospereranno. (Surat al-A‘raf, 157)
In un altro versetto, Allah afferma:
Prendete quello che il Messaggero vi dà e astenetevi da quel che vi nega e temete Allah... (Surat al-Hashr, 7)
Come questi versetti mostrano, non solo al Corano, ma anche al Profeta appartiene un potere normativo. Il Profeta (saas) ha quindi affermato: “Evitate ciò che vi proibisco e fate ciò che vi comando al meglio delle vostre capacità.” (Sahih Muslim, libro 30, hadith 5818)
Altri versetti fanno riferimento al potere normativo del Profeta (saas). I musulmani presentano al Profeta (saas) ogni questione su cui non riescono a giungere a un accordo, per ottenere così la soluzione migliore.
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorità. Se siete discordi in qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. È la cosa migliore e l'interpretazione più sicura. (Surat an-Nisa’, 59)
Talmente assoluto è il ruolo di legislatore del Profeta (saas) che Allah (swt) ha detto ai credenti di ubbidire alle sue decisioni senza riserve o dubbi:
No, per il tuo Signore, non saranno credenti finché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non avranno accettato senza recriminare quello che avrai deciso, sottomettendosi completamente. (Surat an-Nisa’, 65)
In un altro versetto, la natura definitiva del giudizio del Profeta (saas) è definita in questi termini:
Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia. (Surat al-Ahzab, 36)
Opporsi al ruolo normativo del Profeta (saas) e disubbidire alle sue disposizioni costituisce una negazione:
Chi si separa dal Messaggero dopo che gli si è manifestata la guida, e segue un sentiero diverso da quello dei credenti , quello lo allontaneremo come si è allontanato e lo getteremo nell'Inferno. Qual triste destino. (Surat an-Nisa’, 115)
Dato che il potere normativo e il ruolo di modello del Profeta (saas) è definito nel Corano in maniera tanto chiara e netta, il fatto di volgere le spalle alla Sunnah del Profeta (saas) significa opporsi al Corano, mentre prendere a modello ogni sua azione significa seguire l’Islam. Abbandonare la sua Sunnah, d’altra parte, significa allontanarsi dall’essenza dell’Islam.
I Compagni condussero la loro esistenza in modo tale che le loro azioni e parole fossero in perfetto accordo sia con il Corano che con il Profeta (saas). Uno dei Compagni riferì:
“Allah (swt) ci inviò Muhammad (saas) come Profeta in un’epoca in cui non conoscevamo nulla. Qualsiasi cosa Muhammad faccia, la facciamo nella stessa maniera.” (al-Nasa’i, Taqsir 1)
È chiaro che l’idea di “fare ritorno al Corano, poiché della Sunnah non ne abbiamo bisogno” è incompatibile con l’Islam e deriva da uno stato di profonda ignoranza. Quanti propugnano questa idea possono essere paragonati a quanti desiderano entrare in un palazzo ma non intendono avvalersi delle chiavi per aprirne le porte. La Sunnah salva coloro che l’abbracciano, in quanto, come Dahhak afferma: “Il Paradiso e la Sunnah sono nella stessa posizione, poiché coloro che entrano in Paradiso nell’altra vita sono salvati, e così quelli che si attengono alla Sunnah in questo mondo.” (Tafsir al-Qurtubi, XIII/365) Imam Malik ha paragonato la Sunnah all’Arca di Noè (as), in quanto “chiunque si imbarca in essa sarà salvato, mentre gli altri affogheranno.” (al-Suyuti, Miftah al-Jannah, pagg. 53-54)
La Sunnah è un mezzo di salvezza talmente grande che il Signore rivela nel Corano che i comandi e le proibizioni del Profeta (saas) fanno “rivivere”:
O voi che credete, rispondete ad Allah e al Suo Messaggero quando vi chiama a ciò che vi fa rivivere e sappiate che Allah si insinua tra l'uomo e il suo cuore e che sarete tutti radunati davanti a Lui. (Surat al-Anfal, 24)
L’Islam è la totalità del Corano e della Sunnah del Profeta (saas); non è possibile eliminare l’una senza eliminare anche l’altro.
La fonte che ci permette di comprendere il comportamento esemplare del Profeta (saas), così come la sua conoscenza e i suoi pronunciamenti, è la Sunnah, il credo della Ahl al-Sunnah.
I Profeti hanno invitato i credenti al cammino rivivificatore
O voi che credete, rispondete ad Allah e al Suo Messaggero quando vi chiama a ciò che vi fa rivivere e sappiate che Allah si insinua tra l'uomo e il suo cuore e che sarete tutti radunati davanti a Lui. (Surat al-Anfal, 24)
Quando si consideri la storia dell’uomo, si scopre che la vita ha avuto inizio con i Profeti. Ciò è vero in quanto non si può comprendere né mettere in atto alcuna religione in assenza di un profeta. Per questa ragione, è stato inviato un messaggero a ogni comunità come guida.
Come nel caso degli altri Profeti, Allah (swt) ha inviato il Profeta Muhammad (saas) con la religione perfetta e il retto cammino. Lo ha reso un Profeta per ogni comunità fino al Giorno del Giudizio. Ubbidirlo, rispettarlo e amarlo, imitare il suo stile di vita e attenersi alla sua Sunnah, sono responsabilità che tutti i musulmani si devono assumere.
Nel Corano, l’ubbidienza al Profeta (saas) è paragonata all’ubbidienza ad Allah (swt). Ai credenti si dice di prendere il Corano e la Sunnah come guide in questioni su cui vi sia disaccordo. Il seguente comando è dato nel nobile Corano:
No, per il tuo Signore, non saranno credenti finché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non avranno accettato senza recriminare quello che avrai deciso, sottomettendosi completamente. (Surat an-Nisa’, 65)
Come questo versetto chiarisce, la Sunnah del Profeta (saas) è una fonte assoluta e impeccabile di comandi, poiché è la via per “interpretare, spiegare e mettere in pratica il Corano”. Nessun credente ha quindi il diritto di fare interpretazioni (ta’wil) o di disubbidire alla Sunnah, l’applicazione del Corano.
Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non è bene che il credente o la credente scelgano a modo loro . Chi disubbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia. (Surat al-Ahzab, 36)
In un altro versetto, il nostro Signore rivela:
Quando i credenti sono chiamati ad Allah e al Suo Inviato affinché egli giudichi tra loro, la loro risposta è "Ascoltiamo e obbediamo". Essi sono coloro che prospereranno! (Surat an-Nur, 51)
In ogni versetto del Corano in cui si parla dell’ubbidienza al Profeta (saas) si afferma che ciò è obbligatorio per i credenti. È per questa ragione che le pratiche del Profeta (saas) sono perfette e sotto la protezione di Allah (swt). In altre parole, tutto nella Sunnah è, in essenza, fondato sulla rivelazione.
... e neppure parla d'impulso: non è che una Rivelazione ispirata. (Surat al-Najm, 3-4)
Quando sorge un disaccordo i credenti sono quindi obbligati a volgersi al Corano e alla Sunnah, i due punti di riferimento essenziali dell’Islam:
Se siete discordi in qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. È la cosa migliore e l'interpretazione più sicura. (Surat an-Nisa’, 59)
Il Profeta (saas) non solo trasmise all’umanità i versetti ricevuti da Allah (swt), ma li interpretò. La Sunnah può quindi anche essere considerata come l’interpretazione del Corano. Tale considerazione protegge dalla corruzione, dall’incomprensione e dalle distorsioni e ne agevola l’intendimento.
Un altro versetto rivela:
Di': "Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso". (Surah Al ‘Imran, 31)
Un’indicazione dell’amore per Allah (swt) è, quindi, seguire il Suo Profeta (saas), poiché ciò rivela il fatto di essere dei servitori di Allah (swt). Nessun credente può considerare sufficiente l’ubbidienza ad Allah (swt), abbandonando, di conseguenza, l’ubbidienza dovuta al Profeta (saas). Quest’ultimo (saas) ha annunciato a coloro che si attengono alla sua Sunnah una buona novella: “Chiunque vivifichi la mia Sunnah sicuramente mi ama e chiunque mi ama sarà con me in Paradiso.” (al-Tirmidhi)
Mentre il Profeta (saas) annuncia il Paradiso a quanti aderiscono alla Sunnah, nel Corano, il Signore ammonisce circa le terribili conseguenze della ribellione al Profeta (saas):
E chi disobbedisce ad Allah e al Suo Messaggero e trasgredisce le Sue leggi, sarà introdotto nel Fuoco, dove rimarrà in perpetuo e avrà castigo avvilente. (Surat an-Nisa’, 14)
Coloro che non sono in grado di comprendere l’importanza della Sunnah e quanti la criticano, nonostante quanto si è detto sopra, agiscono direttamente contro il Profeta (saas).
Le parole e il comportamento del Profeta (saas), descritte da Allah (swt) nel Corano come “conformi alla sublime moralità”, e da Aisha (ra) con le parole: “la natura del Profeta (saas) era il Corano,” costituiscono un modello per tutto il genere umano. Come non è possibile giungere alla vera virtù senza conformarsi al suo modello, neppure è possibile ottenere la felicità in questo mondo e nell’altro.
Coloro che abbandonano la Sunnah rinunciano a una ricompensa elevata e si privano della sua intercessione nel Giorno del Giudizio. Inoltre, volgere le spalle alla Sunnah del Profeta (saas), il più affezionato verso la sua ummah e il più attento ad ogni pericolo incombente su di essa, significa mostrare ingratitudine di fronte a una tale benedizione:
Ora vi è giunto un Messaggero scelto tra voi; gli è gravosa la pena che soffrite, brama il vostro bene, è dolce e misericordioso verso i credenti. (Surat at-Tawba, 128)
Quanti nutrono opinioni erronee circa le pratiche del Profeta Muhammad (saas) sono incapaci di comprendere l’importanza del suo ruolo. Il dovere affidatogli richiedeva una tale senso di responsabilità che anche il minimo dettaglio non poteva essere ignorato. Per tale ragione il Profeta (saas) si espresse in riferimento a tante questioni diverse, dal commercio alla salute, e dalla solidarietà all’educazione.
Il principio fondamentale della Sunnah è la sua applicabilità. Il detto: “Trattate le persone con gentilezza e non siate dure con esse. Dategli buone notizie e non ispirate loro avversione” (Sahih al-Bukhari, Volume 4, libro 52, hadith n. 275) ne è la più chiara indicazione. Sua moglie Aisha (ra) riferì che egli disse alla sua gente di fare, nel momento della scelta, quanto poteva essere conseguito con facilità. Chiunque, quindi, può seguire la Sunnah. La sua vita è un esempio per ogni credente dell’applicazione del Corano alla vita quotidiana.
Un’altra questione importante sono i danni derivanti dall’abbandono della Sunnah. Alcuni musulmani, per ignoranza o indolenza, hanno diffuso eresie nel mondo islamico formulando condizioni fondate su speculazioni di persone essenzialmente prive di conoscenza dell’Islam, oppure seguendo interpretazioni personali in luogo della guida della Sunnah.
I problemi politici ed economici del mondo islamico sono stati originati dal fatto che i musulmani hanno abbandonato il Corano e la Sunnah del Profeta (saas). La conseguente instabilità continuerà fino a che i credenti non comprenderanno di essere membri della comunità dello stesso Profeta al cui modello dovranno sforzarsi di conformarsi. Il solo cammino per i musulmani consiste nell’attenersi strettamente al Corano e alla Sunnah del Profeta (saas).
Una semplice analisi della vita del Profeta (saas) mostra che la sua attitudine nei confronti della vita non era ad una sola dimensione. Per esempio, molti hadith affidabili descrivono i suoi ruoli diversi: Profeta, capo di stato, comandante militare, soldato e mercante. Pregava, digiunava, vegliava durante la notte, viveva in uno stato di costante preghiera, contemplazione e ricordo di Allah (swt). Sempre modesto, si sposò, fece acquisti, visitò gli infermi, scherzò con i bambini, lottò con i suoi amici e sfidò alla corsa sua moglie.
I musulmani possono adempiere ai loro doveri di servi di Allah (swt) solo mediante lo studio e l’osservanza delle pratiche del Profeta (saas). La fonte principale di informazioni in proposito sono le grandi collezioni di hadith di Muslim, al-Bukhari, e di altri studiosi. Queste vaste collane di parole, azioni e attributi personali, in particolare di quelli esibiti nel corso della Profezia, furono raccolte con grande cura da narratori considerati affidabili da tutti i sapienti musulmani fedeli alla Sunnah.

LA FEDE (I`TIQAD) E I CONCETTI ESSENZIALI DELLA AHL AL-SUNNAH

Nessuna scuola di pensiero (madhhab) era necessaria durante l’Era della Felicità e all’epoca dei quattro califfi ben guidati, in quanto l’apprendimento della fede procedeva direttamente dal Profeta Muhammad (saas) e dai suoi compagni.
Con la graduale emersione di movimenti ereticali e di divisioni fondate su idee e pratiche non islamiche (bid`ah), alcuni sapienti musulmani, seguendo il cammino del Profeta (saas) e dei suoi compagni, cominciarono a definire misure diverse nelle credenze e nelle azioni. Presentarono alla gente una forma purificata di Islam la quale distingueva la verità dall’errore. Uno dei frutti di tale sforzo furono le scuole della Ahl al-Sunnah.
Diversi elementi importanti distinguevano la Ahl al-Sunnah dai movimenti ereticali, alcuni dei quali attraevano individui che, per la loro ribellione, erano sprovvisti dei criteri della Ahl al-Sunnah. Di conseguenza, quanti seguono il cammino del nostro Profeta (saas) devono sempre mantenersi in guardia contro tale genere di corruzione. Per prima cosa è necessario conoscere e ricordare l’essenza della fede della Ahl al-Sunnah (i`tiqad).
Le questioni su cui la Ahl al-Sunnah wa’l-Jama’ah concorda sono:
1) La fede in Allah (swt)
Credere nei Nomi di Allah (swt), così come sono descritti nel Corano e nella Sunnah, è uno dei principi fondamentali dell’Islam. È impossibile attribuire ad Allah titoli confacenti agli esseri umani, in quanto Egli non può essere comparato alla Sua creazione. Ognuno dei Suoi nomi è menzionato nel Corano. A ciò deve essere prestata grande attenzione per evitare di dare credito a opinioni eretiche.
Coloro che si considerano musulmani e che hanno fede nei loro cuori non devono nutrire dubbi riguardo alla loro dottrina e non reputarsi miscredenti a causa delle loro mancanze. La fallacia di tale posizione è molto dannosa in termini di fede. Il nostro Signore rivela nel Corano:
Chi mai proferisce parola migliore di colui che invita ad Allah, e compie il bene e dice: «Sì, io sono uno dei Musulmani»? (Surah Fussilat, 33)
2) La fede della Ahl al-Sunnah nel Corano
Il Corano è la parola di Allah (swt). Proviene dalla presenza di Allah (swt) e a Lui ritornerà. È il Libro Divino finale e il solo libro di verità destinato a perdurare fino al Giorno del Giudizio.
Certo tu ricevi il Corano da parte di un Saggio, un Sapiente. (Surat an-Naml, 6)
3) Allah (swt) non può essere visto in questo mondo
Il Profeta Muhammad (saas) non ha mai affermato di avere visto Allah (swt) in questo mondo. Un hadith che pretende il contrario è stato unanimente rifiutato dai sapienti islamici. Secondo la Ahl al-Sunnah, chiunque pretenda di avere visto Allah (swt) prima della morte è insincero. In un hadith, il nostro Profeta (saas) dice: "Nessuno di voi vedrà il suo Signore prima di morire". (Sahih Muslim)
4) I credenti vedranno il Signore in Paradiso
I libri che raccolgono hadith affidabili parlano di alcuni uomini che vedranno Allah (swt) con i loro occhi nel Giorno del Giudizio. Tuttavia, le scuole Jahmiyyah, Mu’tazilah, e Rafidah sostengono l’opposto.
Allah (swt) non è in alcun luogo, né sul Trono. Egli (swt) è ben al di là di tutto lo spazio.
5- Che cosa accade nel Giorno della Resurrezione?
La Ahl al-Sunnah wa'l-Jama'ah crede in maniera letterale alle parole del Profeta (saas) in riferimento all’Aldilà e ai castighi che verranno impartiti nella tomba. Secondo la Ahl al-Sunnah, la tomba è il giardino del Paradiso per i credenti e uno degli abissi più profondi dell’Inferno per i miscredenti.
L’interrogatorio da parte di Munkar e Nakir, i due angeli incaricati di esaminare ogni persona nella tomba, è parimenti una realtà. Nel Giorno del Giudizio, i diritti reciproci della gente in questo mondo verranno considerati e, nel caso, reintegrati ai legittimi beneficiari.
Omer Nasuhi Bilmen, un noto studioso turco di tafsir e fiqh, parla del Giorno della Resurrezione in questi termini:
“Al momento di morire, le persone verrano interrogate nella tomba da due angeli, Munkar e Nakir, i quali chiederanno: ‘Chi è il vostro Signore? Chi è il vostro profeta? Qual’è la vostra religione? Qual’è la vostra qiblah?’ Ciò è chiamato l’interrogatorio della tomba.
Il libro nel quale tutte le azioni sono trascritte contiene un resoconto di tutto ciò che una persona ha fatto mentre era in vita. Scritto dagli angeli, viene dato al suo possessore nell’altra vita. A costui viene detto: ‘prendi il tuo libro e leggilo’, e così nulla rimane nascosto.
La Giusta Bilancia è una misura di giustizia per la quale le azioni di ognuno vengono pesate ed è quindi possibile stabilire il livello delle buone e delle cative azioni compiute.
Al-Sirat, il ponte edificato sull’Inferno, non è assolutamente facile da attraversare. I servi giusti di Allah lo varcheranno agevolmente, a tal punto che alcuni lo passeranno in un lampo ed entreranno in Paradiso. I miscredenti e quei credenti che non saranno perdonati saranno incapaci di varcarlo e cadranno nell’Inferno. I miscredenti vi rimarranno per l’eternità, mentre i credenti entreranno in Paradiso una volta che la loro punizione sarà terminata.” (Omer Nasuhi Bilmen, Il grande catechismo islamico, pp. 32-33).
6) L’intercessione (Shafa‘ah) del Profeta (saas)
I profeti e i giusti, i quali occupano stazioni elevate, chiederanno ad Allah (swt) di perdonare quei credenti che avranno commesso peccati e di elevare quanti sono rimasti immuni da tali colpe. Ciò è noto come shafa‘ah, e tutti i musulmani si sforzano di esserne degni. Omer Nasuhi Bilmen parlando dell’intercessione del Profeta benedetto (saas) ha detto:
“L’intercessione si riferisce al nostro Profeta e ad alcuni altri individui di rango elevato i quali chiederanno ad Allah l’Onnipotente di perdonare alcuni credenti nel Giorno del Giudizio. Il nostro Profeta farà la più grande delle intercessioni per l’immediata resa dei conti di tutti gli uomini nell’Aldilà. La sua intercessione è nota come al-Shafa‘at al-‘Uzma (l’Intercessione maggiore), mentre la sua stazione in Paradiso è detta al-Maqam al-Mahmud (la Stazione della Lode ).” (Omer Nasuhi Bilmen, Il grande catechismo islamico, p. 33)
7) La fede nel destino
La Ahl al-Sunnah wa'l-Jama'ah crede nel bene e nel male del destino. Vi sono due gradi di fede nel destino:
Il primo grado è che Allah (swt) è pienamente cosciente di ciò che ogni parte della creazione ha fatto e farà. Egli conosce l’obbedienza e la ribellione prima che avvengano. Allah l’Onnipotente (swt) ha scritto il destino di tutto quello che esiste sulla al-Lawh al-Mahfuz (la Tavola Preservata). Il destino spettante a una persona gli è recato da un angelo mentre si trova ancora in embrione, prima che l’anima sia insufflata.
Il secondo grado è che la volontà di Allah (swt) è superiore a quella degli esseri umani. Nessuno può essere un credente o un miscredente a meno che Allah (swt) lo voglia. I musulmani devono mostrarsi molto sensibili in riferimento a questo tema.
8) La Ahl al-Qiblah non può essere scomunicata (Takfir) in ragione dei suoi peccati
Coloro che aderiscono alle convinzioni della Ahl al-Sunnah non scomunicano gli altri credenti che pregano rivolti nella loro stessa direzione (qiblah), né li considerano miscredenti. Il Kharijismo, il primo movimento eretico nella storia dell’Islam, produsse la sua prima corruzione (fitna) su questo stesso punto.
Chiunque sia caduto nella negazione non trarrà beneficio dalle buone azioni compiute. Similmente, per quanti peccati un musulmano possa avere commesso, non può considerarsi un negatore a meno che non definisca illecito ciò che è lecito e lecito ciò che è illecito.
9) I miracoli degli Awliya di Allah (swt) sono esatti
La fede nei miracoli (karamah) degli Awliya di Allah (swt), gli stati straordinari che Allah (swt) ha manifestato per mezzo loro e le scoperte nei vari ambiti di conoscenza costituiscono l’essenza delle convinzioni della Ahl al-Sunnah.
10) Il viaggio miracoloso del Profeta (saas)
Secondo il Corano e gli hadith, il nostro Profeta (saas) ascese a un mondo al di là dei cieli in corpo e in spirito. È rivelato nel Corano che il viaggio del nostro Profeta (saas) alla Bayt al-Maqdis (Gerusalemme) è una verità assoluta, così come hadith affidabili confermano la sua ascensione al cielo.
“Gloria a Colui che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea [a Mecca] alla Moschea remota [a Gerusalemme] di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui che tutto ascolta e tutto osserva.” (Surat al-Isra', 1)
Per spargere la corruzione, i negatori e gli ipocriti, i quali non credevano in questo miracolo, osarono deriderlo. Tale corruzione si diffuse ben presto in tutta Mecca, dal momento che costoro ne discorrevano con tutti quelli che incontravano. Uno di loro chiese ad Abu Bakr (ra): "Muhammad (saas ) afferma di essersi recato da Mecca a Gerusalemme in una sola notte. Che cosa ne pensi?" Con la sua fiducia e sottomissione esemplare, Abu Bakr (ra) pose fine a tali maldicenze replicando: "Se dice così, allora è vero."
11) Il Giorno del Giudizio
Il Giorno del Giudizio è l’ultimo giorno di vita dell’universo, come predeterminato da Allah (swt). In quel giorno ognuno sarà chiamato a rendere conto delle proprie azioni. Nessuno farà ritorno sulla terra in un secondo corpo, in quanto le anime di tutti coloro che avranno vissuto a partire dal tempo di Adamo (as) fino al Giorno del Giudizio, sono state create in precedenza. Nessuna anima ritornerà sulla terra in un corpo differente.
12) Apprezzare coloro che hanno ricevuto la buona novella del Paradiso
Qualsiasi parola inappropriata rivolta contro uno dei compagni del Profeta (saas) che ricevette la buona notizia del Paradiso non è in linea con il rispetto dovuto a questi grandi individui e costituisce un grave peccato. Tali Compagni sono:
• Abu Bakr (ra)
• Umar (ra)
• Uthman (ra)
• Ali (ra)
• Talha ibn Ubaydullah (ra)
• Zubayr ibn Awwam (ra)
• Sa’d ibn Abi Waqqas (ra)
• Sa’id ibn Zayd (ra)
• Abd al-Rahman ibn Awf (ra) e
• Abu Ubaydah ibn Jarrah (ra).
La storia dei primi giorni dell’Islam rifulge dell’eroismo di questi individui superiori. Il Messaggero di Allah (saas) lodò questi musulmani nei suoi hadith.
Una delle caratteristiche comuni delle sette ereticali è il loro attacco rivolto contro alcuni dei compagni delProfeta che ricevettero la buona notizia del Paradiso. Non vi è spazio per tali punti di vista nella Ahl al-Sunnah.
13) Evitare ogni interpretazione del Corano e della Sunnah
Non ci si deve avvalere della ragione e dell’analogia (qiyas) per avanzare interpretazioni divergenti dalle regole chiaramente stabilite nel Corano e nella sunnah, in quanto i Compagni e gli imam delle scuole giuridiche così ordinarono e così fecero essi stessi. I credenti accettano ogni cosa che sia compatibile con il Corano e la sunnah e rifiutano tutto ciò che vi si oppone. La principale caratteristica che distingue la Ahl al-Sunnah wa'l-Jama'ah dagli altri gruppi è il considerare questi due riferimenti quali fonti essenziali di tutta la conoscenza. I credenti interpretano ogni questione alla luce di questi riferimenti invece di seguire la propria presunzione, le passioni e i desideri. Nessuno ha il diritto di opporsi al Corano e alla Sunnah.

LE SCUOLE DELLA AHL AL-SUNNAH


Scuole di teologia
Per quanto riguarda la teologia, vi sono due scuole:
1. La scuola Maturidi, fondata dall’Imam Maturidi
2. La scuola Ash`ariyyah, fondata dall’Imam Ash`ari
Queste due scuole sono essenzialmente una. Differiscono, nondimeno, in riferimento a quaranta questioni. Tali diffenze si limitano, tuttavia, a semplici dettagli.
La scuola Maturidi
Il fondatore della scuola Maturidi fu Abu Mansur Muhammad ibn Mahmud al-Maturidi, comunemente noto come Imam Maturidi, nato a Samarcanda nel 238 AH.
Era di origine turca e fu allievo di alcuni studenti di al-Imam al-Azam Abu Hanifah. Imam Maturidi stabilì un legame sottile tra ragione e comunicazione nelle sue opere ed eresse un muro inamovibile contro le idee eretiche, educando diversi studenti al credo della Ahl al-Sunnah. Rese un contributo considerevole alla trasmissione dei precetti della Ahl al-Sunnah alle generazioni seguenti.
Imam Maturidi è il maestro per quanto riguarda le questioni di fede di tutti i musulmani hanafiti. La sua scuola è ampiamente riconosciuta, specialmente in Turchia. Alcuni suoi libri sono giunti fino ai nostri giorni, tra gli altri il suo Kitab al-Tawhid e Ta’wilat al-Qur‘an.
Alcune delle dottrine principali della Ahl al-Sunnah sono:
- L’esistenza e l’unità di Allah (swt): è nostra responsabilità avere fede in Allah (swt), la Cui attività è una sola cosa con il Suo Essere. Allah (swt) ha attributi che sono parte della Sua Essenza Divina. Kalam è l’attributo di Allah che esiste insieme al Suo Essere.
- La fede consiste nel dichiarare verbalmente la propria credenza e di accettarla nel cuore. Nessuna che attesti la sua fede verbalmente ma non nel cuore può considerarsi un credente. Il luogo della fede è il cuore, dove, una volta stabilita, nessuno può sopraffarla.
- Come non è giusto dire che chi ha fede non è un musulmano, così non è permesso dire che chi rispetti i fondamenti dell’Islam non è un credente. Le azioni non sono parte della fede.
- Quando una persona decide di fare qualcosa, Allah (swt) crea il potere che ne consente l’esecuzione. Questo potere creato accompagna l’azione. L’azione che ne consegue fa sì che la persona divenga degna di ricevere una ricompensa oppure una punizione, sulla base dell’intenzione che la determina.
- Peccati talmente gravi quali l’adulterio, l’omicidio o il bere alcool non espellono dalla comunità dell’Islam. Chiunque commetta simili atti sarà perdonato qualora si penta.
- Il nostro Profeta (saas) intercederà per coloro che appartengono alla sua comunità, anche per quanti abbiano commesso gravi peccati. Questa è una grazia da parte di Allah (swt).
La scuola Ash`ariyyah
Abu al-Hasan al-Ash`ari, il fondatore di questa scuola, nacque a Basra nel 260 AH. Studiò con Abu `Ali al-Jubba'i, uno studioso Mu’tazili, fino all’età di quarant’anni.
Imam al-Ash’ari scrisse diversi libri relativi ai Mu’tazilah, i quali erano Ahl al-Bid`ah (gente dell’innovazione [anti-islamica]), ai filosofi, ai naturalisti, agli atei, agli ebrei e ai cristiani. I primi due testi che vengono alla mente sono la Risalat al-Iman e la Maqalat al-Islamiyyin. Circa venti dei suoi trattati sono giunti fino a noi. Si dice che per vent’anni compì l’orazione del mattino mantenendo lo stesso stato di abluzione dell’orazione della notte precedente. Morì a Baghdad nel 324 AH.
Alcuni membri delle scuole di pensiero Shafi`ita e Malikita sono legati alla Ash`ariyyah in termini di credo. La scuola Ash’ariyyah è assai diffusa, in specie in Iraq, in Siria e in Egitto.
I precetti dell’Imam al-Ash`ari hanno un ruolo molto importante nella formazione della dottrina della Ahl al-Sunnah. Se si esclude il tema del libero arbitrio, non vi è una marcata differenza di opinioni rispetto ad al-Maturidi. Tra i principi di al-Ash`ari, ricordiamo:
- Il giudizio nella tomba (adhab al-qadr), la riunione dell’umanità nel Giorno della Risurrezione (hashr), as-sirat (il ponte) e al-mizan (la giusta bilancia) sono veri. Il Corano è un miracolo quanto al suo stile letterario. Nessuno può compilare un documento equivalente.
- È essenziale che un Profeta compia miracoli. Anche gli Awliya’ possono compiere miracoli (karamah). I Profeti facevano miracoli per provare la loro missione profetica. Un wali, al contrario, non deve mostrarsi superiore, per cui deve celare i suoi karamah.
- Chiunque riceva la rivelazione di Allah (swt) mediante un angelo e compia miracoli che infrangano le leggi della natura è un nabi.
- Per volere di Allah (swt), il Profeta (saas) intercederà per i credenti. Anche ai credenti è permesso vedere Allah (swt), l’Unico e l’Incomparabile, nell’altra vita. Egli invia il buono e il cattivo all’umanità, crea le azioni che vengono compiute e accorda il potere necessario a compiere un’azione.
Le scuole di Fiqh
La Ahl al-Sunnah annovera quattro scuole di fiqh:
1) La scuola hanafita, fondata dall’Imam Abu Hanifah
2) La scuola Shafi`ita, fondata dall’Imam al-Shafi`i
3) La scuola Hanbalita, fondata dall’Imam Hanbal
4) La scuola Malikita, fondata dall’Imam Malik
Questa sezione si concentra sui quattro imam e sul loro insegnamento.
La scuola Hanafita e al-Imam al-A`zam Abu Hanifah
Al-Imam al-A`zam Abu Hanifah nacque a Kufa nell’anno 80 dell’egira. Il suo nome era an-Nu`man ibn Thabit. Secondo alcune cronache era di origini turche. Suo padre, un ricco mercante, incontrò Ali ibn Abi Talib (ra), il quale gli diede la sua benedizione e pregò per la sua discendenza.
Abu Hanifah apprese a memoria il Corano in giovane età e studiò da autodidatta la lingua araba, letteratura, giurisprudenza (fiqh), hadith e teologia (kalam). Discusse con quanti nella sua regione nutrivano idee eretiche e dimostrò l’erroneità delle loro credenze. Di conseguenza, la sua fama iniziò a diffondersi.
La sua conoscenza, intelligenza, virtù e taqwa erano considerevoli. La nobiltà del suo insegnamento e la facilità e perfezione della sua scuola hanno incontrato il favore di tutti i musulmani.
A quell’epoca vi era un urgente bisogno di conoscenza del fiqh, fu così che al-Imam al-A`zam abbandonò il commercio e si dedicò allo studio delle questioni giurisprudenziali. Nel contempo, continuò a studiare il Corano e la Sunnah da cui cominciò a trarre norme. Si applicò inoltre allo studio degli hadith, esaminando quelle questioni che erano state materia di disaccordo tra i Compagni.
Nel corso di trent’anni di insegnamento, insegnò a più di 4000 studenti, tra cui futuri mujtahid (sapiente che pronuncia una interpretazione personale su una questione giuridica) quali Abu Yusuf, Muhammad ibn al-Hasan e Hasan ibn Ziyad.
Disse ai suoi studenti che la loro conoscenza avrebbe avuto solide basi qualora si fossero attenuti ai seguenti principi:
1) Presenziare ad ogni circolo di conoscenza e assemblea e comprenderne le linee generali.
2) Intrattenere relazioni con persone di conoscenza e mantenersi in contatto con tutti i movimenti intellettuali dell’epoca.
3) Seguire con un maestro per imparare questioni importanti.
Dopo avere studiato con diversi sapienti islamici, si unì ad Hammad ibn Abi Sulayman, uno dei maggiori studiosi del tempo. Alla sua morte, gli occhi di tutti si volsero ad Abu Hanifah.
Il governatore dell’Iraq, Yazid ibn Amr, gli offrì il posto di qadi (giudice) per delimitare la sua influenza pubblica. A seguito del suo rifiuto, Abu Hanifah fu torturato per giorni e quindi imprigionato. Fu tuttavia ben presto liberato per timore delle reazioni del popolo.
Abu Hanifah visse molti anni in Hijaz per poi fare ritorno a Kufa in seguito all’ascesa al potere degli Abbasidi. Non si ebbero, tuttavia, grandi cambiamenti nel corso dell’egemonia abbaside. La sua risposta alla richiesta del Califfo al-Mansur di divenire qadi di Baghdad fu: “Se, in caso di rifiuto, fossi minacciato di essere gettato nelle acque dell’Eufrate, preferirei affogare. Vi sono molti intorno a te ad avere bisogno.” Al che al-Mansur lo fece torturare per diversi giorni. Questo evento compromise a tal punto la sua salute che ne morì a Baghdad nel 150 AH. Centinaia di migliaia di musulmani continuano a visitare la sua tomba ogni anno.
In seguito alla morte del Imam al-A`zam, i suoi studenti pubblicarono diversi libri contenenti collezioni di sue fatwa e di hadith da lui trasmessi, presentandoli in forma sistematica. Derivando nuove norme alla luce degli insegnamenti del loro maestro, questi diffusero le sue idee nell’intero mondo islamico. Da ciò prese corpo la scuola Hanafita, oggi predominante in Turchia, nei Balcani, nel Caucaso, in Siberia, Cina, Pakistan, Albania, Egitto, Palestina, Siria e Iraq.
Tra le opere dell’Imam al-A`zam che ci sono pervenute, ricordiamo Al-Fiqh al-Akbar, ‘Alim wa al-Muta‘allim, Al-Risalah, cinque commentari (al-Hashiyyah), al-Qasidat an-Nu’maniyyah, e Marifat al-Mazahib.
Riportiamo di seguito alcune citazioni dai suoi libri degne di nota:
“Mostra alla gente il maggiore amore possibile. Saluta tutti, anche i più umili. Se, mentre ti trovi in un’assemblea per discutere alcune questioni, qualcuno esprime idee opposte alle tue, non contrastarlo. Esprimi la tua opinione quando te la chiedono, rivela quanto è nel tuo cuore e menziona tale e tal altra opinione in merito prima di dimostrarla con delle prove. In tal modo, sarai ascoltato e il tuo grado di conoscenza sarà riconosciuto.
Trasmetti la conoscenza a tutti coloro che si rivolgono a te e fa sì che tutti apprendano qualcosa. Insegna cose importanti, non triviali. Sii amichevole, anche con battute spiritose, in quanto l’amicizia e la sincerità assicurano il proseguimento della conoscenza.
Tratta la gente con gentilezza e sii tollerante. Non mostrare noia o stanchezza nei confronti di nessuno. Comportati come uno di loro.
Non fidarti di alcuna amicizia fino a che non è stata messa alla prova. Non fare amicizia con chiunque sia vile o volgare. Sii virtuoso, generoso e comprensivo. I tuoi vestiti siano puliti e in buone condizioni. Cavalca buoni cavalli. Usa profumi gradevoli. Mostrati generoso nell’offrire il cibo e soddisfa tutti. Ogniqualvolta senti parlare di conflitti o di corruzione, sforzati di risolverli. Reca visita sia a coloro che ti cercano che a coloro che non ti cercano. Fai sempre il bene, indipendentemente dalla benevolenza o dalla malevolenza degli altri. Perdona e sappi chiudere un occhio di fronte a certe situazioni. Abbandona ciò che ti affligge e tenta di fare ciò che è giusto. Visita quei compagni che sono ammalati e informati riguardo a quelli che sono assenti. Presta interesse anche a quelli che ti ignorano.” (Dal lascito di Abu Hanifah al suo studente Abu Yusuf.)
“Sappiate che le azioni procedono con la conoscenza, come le membra si muovono grazie alla visione degli occhi. Poche azioni con conoscenza sono migliori di molto lavoro con ignoranza. Ciò ricorda il seguente proverbio: anche se un uomo ha scarse provviste, sarà salvo se conoscerà il giusto cammino. Un tal uomo è in una posizione migliore di colui che avrà abbondanti provvigioni ma non conoscerà il cammino. Come Allah (swt) ci dice: ‘Sono forse lo stesso coloro che conoscono e coloro che non conoscono? Solo le persone di intelletto prestano attenzione.’” (Osman Keskiolu, Abu Hanifah, M. Abu Zehra, pag. 177)
Alcuni consigli dell’Imam al-A`zam’s ad Abu Yusuf appaiono nel Ma’rifatname di Ibrahim Haqqi di Erzurum, da cui abbiamo tratto la seguente citazione:
“Augura il bene agli altri e da’ loro consiglio. Va’ e conversa con gli uomini quando vedono e approvano il tuo comportamento e desiderano parlare con te, affinché tu possa discutere la conoscenza nei loro circoli.
Che ogni studente si consideri un tuo figlio. Fa sì che lo sforzo rivolto al conseguimento della conoscenza aumenti ogni giorno. Non discorrere con quanti non ti ascoltano e nei mercati. Non temere di dire la verità con chicchessia. Dedicati a maggiori pratiche religiose di quanto faccia la gente comune. Non intrattenerti con i negatori e con la Ahl al-Bid`ah, invitali piuttosto alla religione quando le circostanze lo consentono. Questo è il mio lascito a te e a tutti gli altri. Che tu possa seguire questo cammino e guidare gli altri alla via della verità.”
La scuola Shafi`ita e l’Imam al-Shafi`i
Imam al-Shafi`i nacque a Gaza nel 150 AH. I sapienti musulmani hanno considerato significativo il fatto che fosse nato nello stesso anno in cui Abu Hanifah morì. Imam al-Shafi`i perse il padre in tenera età e trascorse la maggior parte della sua infanzia in povertà.
Si trasferì quindi a Mecca e cominciò a studiare gli hadith. Memorizzò inoltre il Corano e fu discepolo dell’Imam Malik. Consolidate tali basi di conoscenza, si dedicò poi allo studio del fiqh.
All’età di 34 anni fu ingiustamente accusato dal governatore dello Yemen di diffondere propaganda sciita e quindi imprigionato. Nove persone del suo seguito furono giustiziate e al-Shafi‘i stesso fu risparmiato solo grazie al tempestivo intervento di alcuni suoi influenti sostenitori.
Dopo due anni dedicati allo studio e alla ricerca a Mecca, fece ritorno a Baghdad. Da quel momento, la fama di al-Shafi‘i cominciò a diffondersi in tutto il mondo islamico. Si pose quindi in cerca di un ambiente più confortevole e adottò l’Egitto come sua nuova dimora.
Il governatore e il popolo dell’Egitto accolsero al-Shafi‘i al suo arrivo. Rimase sotto la protezione del governatore fino al termine dei suoi giorni e ricevette una quota destinata ai discendenti del Profeta (saas).
Imam al-Shafi‘i spese la sua intera esistenza sul cammino dell’Islam, lasciò molte opere alle generazioni successive ed educò un gran numero di studenti. Lottò, inoltre, senza posa contro sette eretiche quali i Mu’tazila e altri gruppi devianti. Si spense in Egitto nell’anno 204 dell’egira.
Lasciò dietro di sé opere inestimabili quali Ahqam al-Qur’an, As-Sunan, Kitab al-Umm e Musnad ash-Shafi‘i. Molti musulmani in Iraq, Anatolia orientale, India, Palestina, Hijaz, Filippine, Yemen, Egitto e Siria seguono la scuola Shafi‘ita, la cui influenza e contributo rimangono tuttavia enormi all’interno del mondo musulmano.
Imam al-Shafi‘i descrive l’essenza della scuola da lui fondata in questi termini: “Non è detto che tutti possano conoscere gli hadith del Profeta. Se propongo un’idea o un qualsiasi principio senza sapere che contravvengono alla Sunnah del Messaggero di Allah, allora è alla parola del Messaggero che la gente deve attenersi. Questa è la mia scuola. Se riferisco un hadith del Messaggero di Allah ma non agisco di conseguenza, quale terra potrà sostenermi e quale cielo darmi ombra? Gli hadith del Profeta sono di suprema importanza per me.”
Tra i detti dell’Imam al-Shafi‘i ricordiamo:
“Non è possibile accontentare tutte le persone. Il servo deve sforzarsi di giungere a una sincerità morale. Quando compie una buona opera, essa deve rimanere tra lui e Allah.”
“La ricerca della conoscenza è superiore a una qualsiasi preghiera superogatoria, in quanto quest’ultima beneficia unicamente l’individuo, mentre la conoscenza ritorna a beneficio dell’intera comunità.”
“Quando si dà in segreto un consiglio a un fratello nella fede, si compie un atto meritorio e si adorna l’altro di buone maniere. Quando si tenta di dare un consiglio in pubblico, ciò non ha effetto. In un certo senso, si condanna l’altro partito e lo si espone alla vergogna.”
“Chi desidera le gioie dell’altra vita sia sincero nella sua conoscenza.”
“Anche chi tenta di dare consiglio mediante le sue azioni è una guida.”
“Le seguenti tre condizioni sono segni della natura genuina dell’amore per un fratello nella religione:
1) Tollerare piccoli errori senza rimproverare l’altro, accettandolo per ciò che è.
2) Celare ogni azione sconveniente compiuta apertamente.
3) Perdonare ogni torto subito.”
La scuola Malikita e l’Imam Malik
Secondo le fonti più affidabili, l’Imam Malik ibn Anas nacque a Madinah nel 93 AH. Quale membro di una famiglia immersa nello studio degli hadith, fece considerevoli progressi in questo campo in un breve lasso di tempo. In tenera età fu affidato al famoso erudito Ibn Hurmuz al cui seguito rimase nei successivi 13 anni. Cominciò a insegnare all’età di 17 anni e l’interesse che suscitò superò ben presto quello risvegliato dal suo maestro. Per quanto fosse maggiore di 13 anni, Abu Hanifah s’inchinò di fronte a lui e accolse i suoi insegnamenti.
Le opere dedicate all’Imam Malik rivelano la sua superiore memoria e intelligenza, la sua pazienza, tolleranza, sincerità, il suo intuito e la sua grandezza. L’Imam Malik è noto per queste qualità. Occupa una posizione fondamentale nella scienza degli hadith ed è rispettato per la scupolosità con la quale ha determinato l’autenticità delle tradizioni, delle quali ha accettato solo quelle che erano completamente affidabili.
L’Imam Malik non ha mai agito con urgenza nell’emettere fatwa. Quando consultato in riferimento a una determinata questione, soleva dire: “Ora va’ e lasciami investigare questo problema.” Alla domanda perché agisse in tal modo, rispondeva: “Dovrò rendere conto delle fatwa e ho un sincero timore del Giorno del Giudizio.”
Come l’Imam Abu Hanifah, Imam Malik attirò l’ira del califfo al-Mansur, e fu quindi torturato in prigione per vari giorni. Anni dopo, tuttavia, al-Mansur comprese i suoi errori e rivolse le sue scuse all’Imam Malik. L’Imam Malik spese gli ultimi anni di vita in stato di malattia e morì nella città benedetta di Medina nel 179 AH.
Membri della sua scuola si trovano oggi in Libia, Tunisia, Morocco, Hijaz, Egitto, Algeria e lungo la costa africana. L’opera più importante dell’Imam Malik, cui dedicò 40 di studio, è al-Muwatta’. Delle oltre 100000 tradizioni di cui si avvalse per il suo lavoro, ne utilizzò solo 1720. Bediüzzaman Said Nursi lodò l’Imam Malik e la sua grande opera al-Muwatta’ nella sua collezione.
La scuola Hanbalita e l’Imam Ahmad ibn Hanbal
L’Imam Ahmad ibn Hanbal nacque a Baghdad nel 164 AH. La sua vita coincise con il periodo di maggior lustro dello stato abbaside. Nonostante la perdita prematura del padre, ricevette un’eccellente educazione nello studio della religione. Fu allievo di famosi eruditi, il più influente dei quali fu l’Imam al-Shafi‘i. Per tale ragione, decise di dedicarsi allo studio degli hadith; si trattava di un ambito di conoscenza difficile da acquisire, che richiedeva viaggi estensivi e giovane età.
Mantenne un grande rispetto per i suoi insegnanti. Nel corso della sua esistenza, non espresse alcuna opinione personale in riferimento agli hadith e non emise alcuna fatwa prima di avere compiuto 40 anni, l’età della maturità. Ciò dimostra la sua umiltà – mostra la volontà di non esprimere alcuna opinione prima di avere raggiunto una maturità sufficiente da sostenere questo genere di responsabilità intellettuale. Per la sua conoscenza e modestia, divenne rapidamente uno studioso riconosciuto e rispettato.
I suoi discorsi erano generalmente dedicati a tre soggetti. La serietà, la modestia e la pace spirituale dominavano le sue conversazioni. Non amava prendersi gioco degli altri e fu sempre naturalmente rispettoso della gente con cui conversava.
Riferiva hadith solo quando gli era richiesto. In tal caso, per non commettere errori, soleva leggere gli hadith dalle fonti, non confidando nella memoria. Ciò dimostra la sua meticolosità e il suo impegno nel trasmettere in maniera corretta i detti del Profeta (saas).
Richiese inoltre, in maniera formale, che gli hadith riferiti ai suoi studenti fossero trascritti. Esigette che le fatwa emesse fossero riportate per iscritto al fine di evitare fraintendimenti.
Nel corso della sua intera esistenza non cessò di lottare contro i movimenti eretici. Per tale ragione si trovò in seria difficoltà con il sovrano dell’epoca, il califfo al-Mutasim. Fu arrestato e imprigionato in Baghdad. Gli ostacoli che dovette affrontare lo elevarono ulteriormente agli occhi della gente. L’oppressione persistette anche dopo la sua scarcerazione. Gli fu proibito di tenere discorsi pubblici e addirittura di recarsi alla mosche a per l’orazione. Uno dopo l’altro, tutti i suoi studenti furono reclusi in prigione. Con i piedi incatenati, iniziò il suo viaggio da Baghdad a Tarso per essere introdotto alla presenza del Califfo. Morì durante il tragitto nell’anno 128 dell’egira.
La diffusione della sua scuola fu impedita all’epoca dalla presenza delle altre scuole nella maggior parte delle terre islamiche. Per questa ragione, la scuola Hanbalita si è radicata soprattutto in Arabia Saudita.
L’opera più importante dell’Imam Ahmad ibn Hanbal è lo al-Musnad.
Si era specializzato nella conoscenza degli hadith. Si riporta che aveva memorizzato oltre un milione di hadith al-sharif, di cui ne riportò 30000 nello al-Musnad. Secondo il grande erudito Kohistani, narrò 50700 tradizioni. La sua pietà, taqwa, e le su elevate qualità morali furono al di sopra di ogni elogio.
Le questioni che si immaginò rappresentassero fonti di discordia tra le scuole sono, in realtà, fonti di misericordia per i musulmani
Le differenze tra le scuole della Ahl al-Sunnah wal Jama‘ah rappresentano un enorme beneficio per il mondo islamico, piuttosto che un danno. Ogni imam delle quattro scuole giuridiche ha insegnato il suo ijtihad, ma ciò non ha implicato una mutua ostilità. Come affermato negli hadith, è chiaro che un disaccordo fondato sul rispetto reciproco rappresenta una misericordia, come la storia ha confermato. Il modo in cui un membro di una scuola è in grado di imitare un’altra scuola quando necessario ne è la prova più evidente.
Umar ibn Abd al-Aziz ha affermato in proposito:
“Sarei avverso al fatto che la comunità del Messaggero di Allah non dissentisse in riferimento a questioni di fiqh, poiché sarebbe difficile per la gente se tutti si dicessero d’accordo su uno stesso punto di vista. Il fatto di rispettare le parole di uno di essi rappresenta la Sunnah.” (Muhammad Abu Zahra, Tareekh al-Madhahib al-Islamiyyah)
È un fatto noto nel sistema di fede della Ahl al-Sunnah che tutte le idee sincere, l’ijtihad e l’interpretazione nell’ambito della implementazione hanno facilitato la diffusione dell’Islam in ambienti e terre differenti.
Il fattore più importante al fine di preparare il terreno per queste differenti interpretazioni dei Compagni è la diversa interpretazione degli hadith. Dopo il Corano, la Sunnah, in altre parole gli hadith, sono il punto di riferimento essenziale nell’Islam. Gli imam delle scuole hanno sottolineato l’importanza del rispetto della Sunnah e affermato che chiunque l’abbandoni sarà tra i perduti.
Tale enfasi riguardo all’osservanza della Sunnah del Messaggero (saas) fu espressa nei termini seguenti.
Al-Imam al-A‘zam:
“La gente è salva finché vi sono persone che si occupano degli hadith. Ogniqualvolta si è cercata la conoscenza in un ambito esterno agli hadith, la corruzione è emersa. Evitate di impartire comandi sulla base delle vostre opinioni personali in riferimento ad ogni questione relativa alla religione di Allah, seguite piuttosto la Sunnah. Chiunque abbandoni la Sunnah cade nella deviazione.” (ash-Sharani, al-Mizan 1: 51)
Imam al-Shafi‘i:
“Se giungo a una conclusione differente dopo avere riferito un hadith del Messaggero di Allah, quale cielo potrà proteggermi e quale terra sostenermi?”
Imam Malik:
“la Sunnah è come l’arca di Nuh (as). Chiunque si imbarchi in essa sarà salvato, mentre gli altri affogheranno.”
Imam Ahmad ibn Hanbal:
“Molte bid‘ah sono sorte. Chiunque ignori gli hadith cadrà in esse.”
Non vi è disaccordo tra gli imam delle scuole della Ahl al-Sunnah in riferimento alle virtù della Sunnah. Alcune differenze sono tuttavia emerse per quanto concerne la comprensione degli hadith. Il fatto che gli Imam delle scuole abbiano posseduto una differente conoscenza degli hadith ha condotto a una diversa regolamentazione. Il primo riferimento di ogni scuola, al momento di affrontare una determinata questione, è il Corano. In caso di assenza di specifici riferimenti in merito nel Corano, si considera allora la Sunnah del Profeta (saas). Qualora non si trovino neppure nella Sunnah, si considera la condotta dei Compagni. Nel caso in cui neppure tale riferimento possa condurre a una conclusione definitiva, la legge deve essere dedotta sulla base del ijtihad. Le possibili differenze relative a quest’ultimo determinano le specificità delle singole scuole.
In definitiva, si deve ricordare che è impossibile avere un dominio completo degli hadith, come Imam al-Shafi‘i ha affermato:
“Non conosco nessuno che conosca tutta la Sunnah, o tutti gli hadith. La Sunnah potrebbe essere conosciuta solo se la conoscenza di tutti i sapienti potesse essere riunita insieme. Dal momento che gli hadith dei sapienti sono disseminati ampiamente, ve ne saranno ovviamente alcuni ignoti a un particolare erudito. Non tutti gli hadith che un sapiente conosce devono per forza essere noti a un altro.”
Alcuni hanno considerato certi atti del Profeta (saas) compiuti in momenti diversi come obbligatori, mentre altri li hanno interpretati come supererogatori. Vi sono vari esempi in proposito nelle scuole della Ahl al-Sunnah. Inoltre, l’incapacità di comprendere del tutto un’azione intrapresa dal Profeta (saas) oppure la parziale testimonianza di essa hanno determinato l’emergere di differenze.
Le parole dei Compagni costituiscono un’altra ragione di differenziazione tra le scuole di pensiero. Per esempio, gli Hanafiti e i Malikiti favoriscono le parole dei Compagni al ragionamento analogico (qiyas), mentre, in alcune circostanze, gli Shafi`iti non accettano un resoconto di un Compagno. Ciò ha determinato differenze nell’emissione delle fatwa. Anche le differenze climatiche, geografiche, etniche o culturali hanno agevolato il verificarsi di questo fenomeno.
Gli imam delle scuole hanno mantenute le divergenze all’esterno della sfera delle passioni personali e cercato solo l’approvazione di Allah (swt). Non hanno mai preteso che unicamente la loro posizione rappresentasse la verità, ma hanno piuttosto affermato che il loro approccio potesse essere il più consono.
Imam al-A`zam Abu Hanifah disse: “I nostri pensieri consistono di un’opinione e sono l’opinione migliore che abbiamo. Se qualcuno ci propone un’opinione migliore della nostra, allora dobbiamo seguire quella.” (Muhammad Abu Zahra, Tareekh al-Madhahib al-Islamiyah)
Quando si considerano le vite degli imam, si nota che in luogo di accuse reciproche vi furono sempre legami di mutuo rispetto tra loro. Nel suo Catechismo, Omer Nasuhi Bilmen afferma che tale rispetto è un segno della Ahl al-Sunnah:
“Gli aderenti di ognuna delle quattro scuole di questi quattro mujtahid credono che la loro sia la migliore, la più accurata, efficace ed appropriata in relazione alla Sunnah. In caso contrario, non avrebbe senso scegliere una scuola particolare. Ciò nonostante, l’idea di denigrare le altre scuole non viene neppure presa in considerazione. Essi rispettano ognuna delle quattro scuole. Tale rispetto è un segno della Ahl al-Sunnah.” (Omer Nasuhi Bilmen, Il grande catechismo islamico, pag. 42)
Le discordanze furono costruttive piuttosto che distruttive. Ciò, inoltre, non contraddice il comando di Allah (swt) di evitare dispute tra musulmani, in quanto tali differenze sono sempre state una misericordia per i credenti.

DIFESA DELLA SUNNAH


LA SUNNAH È PROVA (DALIL)
Nel suo “Undicesimo bagliore,” Bediuzzaman descrive la Sunnah del Profeta (saas) come segue:
“Il più nobile dei Profeti (saas) ha detto: ‘Chiunque si attenga alla mia Sunnah allorquando la mia comunità sarà corrotta riceverà la ricompensa di cento martiri.’
Si, seguire la Sunnah del Profeta è sicuramente la cosa più preziosa. E in epoche in cui le innovazioni prevalgono, seguirla è ancora più meritorio. In particolare quando la comunità del Profeta è corrotta, osservare anche solo una parte di essa dimostra una fede incrollabile e timore di Dio. Seguire la Sunnah significa ricordare direttamente il Nobile Profeta (saas), il che conduce al ricordo della Presenza Divina. Nel momento che si osserva la Sunnah anche nei minimi dettagli, nel modo di mangiare, bere o dormire, tali azioni naturali divengono atti meritori di adorazione in conformità con la Shari`ah. Mediante tali azioni comuni, una persona è cosciente di seguire il Nobile Profeta (saas) nel rispetto della legge divina. Ricorda allora a chi appartiene la Shari`ah. Il suo cuore si volge quindi ad Allah l’Onnipotente, il Vero Legislatore, per cui nella sua adorazione sente la Presenza Divina.
Per questo mistero, colui che segue la Sunnah del Profeta (saas) trasforma ogni suo atto in adorazione, la sua intera esistenza fiorisce rendendosi meritoria di ricompense.” (L’undicesimo bagliore, Primo Punto)
È necessario che la Sunnah sia sostenuta da prove. Tali prove sono di diverso tipo e ognuna di esse gode dell’unanime consenso dei sapienti della Ahl al-Sunnah.
Sette articoli mostrano che la Sunnah rappresenta una prova nell’Islam:
1. `Ismah (l’infallibilità del Profeta [saas])
2. L’approvazione da parte di Allah (swt) dei compagni del Profeta (saas) che seguivano la Sunnah
3. Il Nobile Corano
4. La Sunnah del Profeta (saas)
5. Il Corano deve essere compreso mediante la Sunnah
6. Anche la Sunnah si fonda sulla rivelazione
7. Ijma` (consenso)
Prima prova: `Ismah (l’infallibilità del Profeta [saas])
La prima prova è che Allah (swt) protesse il Profeta (saas) da ogni imperfezione ed errore. Il Profeta fu esente da qualsiasi cosa avrebbe potuto influire negativamente sulla comunicazione del messaggio, e tutti i sapienti concordano sul fatto che Allah (swt) evitò che egli cadesse in errore o commettesse degli sbagli in proposito.
Tutti i resoconti relativi al messaggio sono dunque veritieri e in accordo con ciò che appare alla vista di Allah (swt), e ad essi i musulmani devono conformarsi.
Anche i giudizi del Profeta (saas) sono stati protetti dalla falsità e costituiscono prove della religione.
Il seguente detto del Profeta (saas) dimostra che egli fu protetto dall’errore:
“O gente, non vi comando di fare alcuna cosa se non ciò che Allah (swt) vi ha comandato. Non vi proibisco alcuna cosa se non ciò che Allah (swt) vi ha proibito.”
Il fatto che il Profeta (saas) sia esente dall’errore in relazione al messaggio è di per se stesso una testimonianza sufficiente a provare che tutti i tipi di Sunnah costituiscono una prova, poiché ognuno di essi è parte del messaggio. La sua intera esistenza costituisce i pilastri dell’Islam, e la sua vita sociale e familiare, i suoi compagni, le battaglie, il modo di mangiare e di bere, come ogni altro aspetto costituiscono modelli di comportamento tali da manifestare l’Islam alla comunità.
Il Profeta (saas) fu inoltre protetto contro qualsiasi cosa che avrebbe potuto ledere il messaggio. Ciò rende ogni sua azione, consiglio, comando, raccomandazione e proibizione una prova chiara. In altre parole, non vi è bisogno di ulteriori resoconti. Il Profeta benedetto (saas) fu protetto dall’errore e onorato con lo stato di `ismah.
Seconda prova
L’approvazione da parte di Allah (swt) di quei compagni del Profeta (saas) che seguivano la Sunnah incoraggiò la comunità ad aderire strettamente alla Sunnah e insegnò loro a non opporsi a lui. I suoi compagni ubbidirono quindi a ogni suo ordine e seguirono ogni sua parola all’estremo limite delle loro capacità. Considerarono ogni cosa procedente da lui come una questione di ubbidienza e ogni sua azione come una prova religiosa.
Quando si presentavano questioni mondane che necessitavano una risoluzione (ijtihad), si consultavano con il Profeta (saas) e gli chiedevano come e perché si dovesse compiere una determinata azione.
Talvolta, quando erano incapaci di comprendere un ordine, chiedevano spiegazioni al Profeta (saas) nel tentativo di comprenderne la verità e la sapienza (hikmah) sottese. Inoltre, quando accadeva loro qualcosa, non investigavano unicamente il Corano. Finché ve ne fu la possibilità, richiesero il consiglio del Profeta (saas) in ogni situazione.
Qualora fosse accaduto qualcosa a un Compagno in un luogo distante, questi avrebbe cercato dapprima una risoluzione nel Corano, quindi nella Sunnah, e se neppure questa avesse offerto una risposta sufficiente sarebbe ricorso all’ijtihad. Tornato in compagnia del Profeta (saas), gli avrebbe fatto un resoconto dell’evento e si sarebbe informato se la sua decisione fosse stata corretta. Il Profeta (saas) avrebbe approvato la sua decisione oppure gli avrebbe mostrato il suo errore affinché non lo ripetesse.
Allah (swt) ha approvato tutti gli eventi che accaddero al tempo del Profeta (saas) e dei Compagni, e in merito alla loro condotta non viene riportato alcun errore. L’approvazione di qualcosa accaduto al tempo della rivelazione costituisce una prova forte al pari della rivelazione.
Terza prova: il Nobile Corano
Il Corano, il Libro di Allah (swt), contiene numerosi versetti che dimostrano come la Sunnah sia in se stessa una prova. Questi versetti sono stati classificati in diversi gruppi. Un versetto può talvolta apparire in più di un gruppo.
Il primo gruppo di versetti:
Questi versetti mostrano l’obbligatorietà della fede nel Profeta (saas). Avere fede nel Profeta (saas) significa riconoscere e accettare il suo mandato profetico e quanto ha riferito dalla presenza di Allah (swt), indipendentemente dal fatto che sia menzionato nel Corano. Tali versetti affermano che opporsi al Profeta (saas) e rifiutare di riconoscere le sue decisioni è incompatibile con la fede:
Credete dunque in Allah e nel Suo Messaggero e nella Luce che abbiamo fatta scendere. Allah è ben informato a proposito di quello che fate. (Surat at-Taghabun, 8)
Di': «Uomini, io sono un Messaggero di Allah a voi tutti inviato da Colui al Quale appartiene la sovranità dei cieli e della terra. Non c'è altro dio all'infuori di Lui. Dà la vita e dà la morte. Credete in Allah e nel Suo Messaggero, il Profeta illetterato che crede in Allah e nelle Sue parole. Seguitelo, affinché possiate essere sulla retta via». (Surat al-A‘raf, 158)
Al-Qadi `Iyad (544/1149) disse: “La fede nel Profeta Muhammad (saas) è specificamente obbligatoria; la fede non è completa in assenza di essa.” (Al-Qadi `Iyad, Al-Shifa', 2:1)
Imam al-Shafi`i (204/819) disse: “Allah ha definito il compimento della fede – cui ogni altra cosa è subordinata – la fede in Allah e quindi nel Suo Messaggero. Dunque, se una persona crede in Lui ma non nel Suo Messaggero, la designazione che denota il compimento della fede non le si applica a meno che non creda in Lui e nel Suo Messaggero.” (al-Shafi`i, Al-Risalah, pag. 75)
Ibn al-Qayyim al-Jawziyyah (751/1350) disse: “I versetti incorporano, tra i requisiti della fede, di non recarsi in alcun luogo – quando sono con lui – se non con il suo permesso. È ancor più opportuno che non adottino alcuna posizione o intraprendano alcun cammino di conoscenza se non dopo avere ottenuto il suo permesso…” (Ibn al-Qayyim, I`lam al-Muwaqqi`in, 1:58)
Il secondo gruppo di versetti:
Questi versetti indicano che il Profeta (saas) ha delucidato e spiegato il Corano in accordo con il comando di Allah (swt) e che ha insegnato tanto il Libro (il Corano) che la saggezza (la Sunnah) alla sua comunità. Imam al-Shafi`i e altri sapienti hanno interpretato la saggezza come la Sunnah.
Abbiamo fatto scendere il Libro su di te, affinché tu renda esplicito quello su cui divergono [e affinché esso sia] guida e misericordia per coloro che credono. (Surat an-Nahl, 64)
Allah ha colmato [di grazia] i credenti, quando ha suscitato tra loro un Messaggero che recita i Suoi versetti, li purifica e insegna loro il Libro e la saggezza, mentre in precedenza erano in preda all'errore evidente. (Surah Al ‘Imran, 164)
Imam al-Shafi`i disse: “Allah (swt) ha menzionato il Libro, il quale è il Corano. Ha inoltre menzionato la saggezza. Ho udito coloro delle cui opinioni ho fiducia tra la gente di conoscenza del Corano dire che “saggezza” significa la Sunnah del Messaggero di Allah (saas). Ciò conferma quanto Allah (swt) ha affermato - e Allah ne sa di più - poichè il Corano è dhikr (ricordo) e la saggezza lo segue. Allah ha inoltre menzionato il fatto di avere colmato di grazia le Sue creature quando ha insegnato loro il Libro e la saggezza. Non è quindi lecito dire che, in questo caso, la saggezza è altro che la Sunnah Messaggero di Allah (saas). E ciò in quanto è appaiata (maqrunah) al Libro, e perché Allah ha reso strettamente obbligatoria l’ubbidienza al Suo Profeta, imponendo agli uomini l’obbligo assoluto di seguire i suoi comandi. Non è quindi permesso definire qualcosa un obbligo cogente ad eccezione del Libro di Allah e della Sunnah del Suo Messaggero (saas)…” (Al-Shafi`i, Al-Risalah, pag. 78)
Il terzo gruppo di versetti:
Questi versetti mostrano che il rispetto assoluto dei comandamenti e delle proibizioni del Profeta (saas) è obbligatorio, e che ubbidire a lui è come ubbidire ad Allah (swt); ne consegue che ogni opposizione a lui e ogni cambiamento nella sua Sunnah è proibito.
E obbedite ad Allah e al Messaggero, ché possiate ricevere misericordia. (Surah Al ‘Imran, 132)
O credenti! Obbedite ad Allah e obbedite al Messaggero e non vanificate le opere vostre. (Surah Muhammad, 33)
Obbedite ad Allah e al Messaggero e state attenti. Se poi gli volgerete le spalle, sappiate che il Nostro Messaggero deve solo trasmettere in modo chiaro, null'altro. (Surat al-Ma’ida, 92)
Ibn al-Qayyim disse: “Allah ha ordinato l’ubbidienza a Lui e al Suo Messaggero. Ha ripetuto “ubbidienza” nella frase: ‘e obbedite al Messaggero’ per dimostrare che tale ubbidienza… è obbligatoria. Ha rivelato che quando il Profeta (saas) emana un ordine, indipendentemente dal fatto che si trovi nel Corano, si è tenuti a un’ubbidienza individuale a lui, in quanto ricevette il Libro e la Sunnah, la quale è simile al primo in quanto a valore.”
Allah (swt) rivela l’importanza dell’ubbidienza al Messaggero:
Ogni bene che ti giunge viene da Allah e ogni male viene da te stesso. Ti abbiamo mandato come Messaggero agli uomini, Allah è testimone sufficiente. Chi obbedisce al Messaggero obbedisce ad Allah. E quanto a coloro che volgono le spalle, non ti abbiamo inviato come loro guardiano! (Surat an-Nisa’, 79-80)
Il quarto gruppo di versetti:
Questi versetti rivelano che, per essere amati da Allah (swt), è necessario ubbidire al Profeta (saas) in ogni sua parola e azione, adottandolo come modello di comportamento.
Di': "Se avete sempre amato Allah, seguitemi. Allah vi amerà e perdonerà i vostri peccati. Allah è perdonatore, misericordioso". (Surah Al ‘Imran, 31)
Avete nel Messaggero di Allah un bell'esempio per voi, per chi spera in Allah e nell'Ultimo Giorno e ricorda Allah frequentemente. (Surat al-Ahzab, 21)
Muhammad ibn `Ali al-Hakim al-Tirmidhi disse: “Seguire l’esempio del Messaggero (saas) significa prenderlo a propria guida, seguire la sua Sunnah, e non opporsi a lui in parola o atti.”
Quarta prova: la Sunnah del Profeta (saas)
Molti hadith definiscono la Sunnah come prova. Questi sono stati classificati in tre gruppi:
Il primo gruppo di hadith:
Il Profeta (saas) è esente da falsità per quanto riguarda le questioni che gli sono state rivelate nel Corano e in forma di hadith.
Le regole interpretate e stipulate dal Profeta (saas) erano interpretazioni e stipulazioni di Allah (swt). Esse emanarono dalla presenza di Allah (swt), non dalla sua.
Agire in accordo alla Sunnah significa agire in accordo al Corano.
Allah (swt) ha comandato alla ummah di accettare e mettere in pratica le parole del Profeta (saas), di ubbidire ai suoi comandi e di seguire la sua Sunnah.
Chiunque ubbidisce al Profeta (saas) e si attiene alla Sunnah ubbidisce ad Allah (swt) e si attiene alla vera guida.
La fede è completa solo solo quando ci si attiene a tutto quanto il Profeta ha trasmesso. Egli dice che il vero. La migliore guida è la sua guida.
Nulla che non sia stato recato e approvato dal Profeta (saas), ma che sia stato inventato dagli uomini per soddisfare i loro capricci o desideri, è un’innovazione che deve essere rifiutata ed evitata.
Nel suo Al-Madkhal, Imam al-Bayhaqi riporta la seguente narrazione di Talha ibn Nudayla:
Quando a Medina si ebbe un aumento dei prezzi, al Profeta (saas) fu chiesto: “O Messaggero di Allah, fissa i prezzi di mercato per noi.” Egli rispose: “Allah mi chiederà conto di qualsiasi sunnah (pratica) cui abbia dato origine tra voi senza che Egli me la abbia ordinata. Ma chiedete ad Allah il Suo favore.”
`Abd Allah ibn `Amr by Ibn Hibban (354/966) ha riferito:
Il Profeta (saas) disse: “Ogni servo di Allah ha una certa propensione, e ogni propensione ha il suo corso: o verso la Sunnah o verso l’innovazione. Se si propende verso la Sunnah, si ottiene il successo. Altrimenti, si è perduti.” (Ahmad, Musnad, 2, 158)
Ibn `Abbas ha narrato:
Il Profeta (saas) disse: “Vi ho lasciato due cose. Se vi atterete ad esse non sarete mai sviati: il Libro di Allah e la Sunnah del Suo Profeta.” (Al-Bayhaqi, Al-Sunan al-Kubra, 10:114 #20108; al-Hakim, 1:93=1990 ed. 1:171; Malik, al-Muwatta')
Al-Bayhaqi ha riferito:
`Abd Allah ibn `Amr disse: “Ero solito trascrivere ogni cosa che udivo dal Messaggero di Allah (saas), con l’intenzione di impararla a memoria. I Quraisciti me lo proibirono dicendo: ‘Tu trascrivi tutto ciò che odi da lui, ma è un essere umano che talvolta parla in preda all’ira e talvolta alla contentezza.' Smisi quindi di scrivere. Menzionai questo fatto al Messaggero di Allah (saas), il quale disse: ‘Scrivi! Per Colui nelle Cui Mani è la mia anima. Niente se non la verità esce da questa,' e indicò la sua bocca.” (Ibn `Abd al-Barr, Jami` Bayan al-`Ilm, 2:27)
Il secondo gruppo di hadith:
Il tema comune in questo gruppo di hadith può essere sintetizzato nel fatto che i musulmani trovano la verità aderendo alla Sunnah, essendo stato loro proibito di praticare solo quanto si trova nel Corano e di giustificare l’abbandono della Sunnah sulla base di opinioni indipendenti.
Ibn Majah riferisce da Anas, Thabit, e Aisha (ra) che il Profeta (saas) disse:
“Se si tratta di qualcosa che appartiene al vostro mondo, allora spetta a voi decidere; se si tratta di qualcosa che appartiene all’Islam, in tal caso spetta a me.” (Ibn Majah, Ahmad, Ibn Hibban nel suo Sahih [1:201 #22], e Abu Ya`la nel suo Musnad [6:198, 6:237]. Trasmesso anche da Muslim e da al-Daraqutni nel suo Sunan [1:382])
Il terzo gruppo di hadith:
Questi hadith dicono ai musulmani di tener conto, di memorizzare e quindi di trasmettere le parole del Profeta (saas) a coloro che verranno. In essi si promette una grande ricompensa a quanti intraprendono tale attività.
Questi ordini del Messaggero di Allah (saas) implicano il fatto che la Sunnah sia una prova.
Al-Bayhaqi (451/1066) disse:
“Se non fosse stabilito e obbligatorio che la Sunnah sia una prova, allora il Profeta (saas) non avrebbe detto nella sua Ultima Khutba, dopo avere insegnato ai fedeli che cosa fosse la loro religione: ‘Prestate attenzione! Comunicate a tutti le mie parole.’”
Abu Hurayrah narra che il Profeta (saas) disse:
“Chiunque preservi quaranta hadith per la mia ummah in relazione alla religione, Allah lo innalzerà nel Giorno della Resurrezione insieme alla gente di discriminazione e alla gente di conoscenza.” (Abu Nu`aym, Hilyah, 4:189)
Quinta prova: il Corano deve essere inteso con la Sunnah
Nessuno, in assenza di una rivelazione discesa su di lui, potrà essere in grado di comprendere le norme e i dettagli dell’Islam fondandosi unicamente nel Corano. Si deve quindi considerare la Sunnah, la quale fu rivelata insieme al Corano, in quanto il Profeta (saas) la dedusse mediante il suo proprio ijtihad con l’approvazione di Allah (swt). Non vi è altra via.
Se la Sunnah non fosse una prova (la fonte per la legge), allora sarebbe inattendibile per ogni erudito quale fonte e supporto. In tal caso, nessuno sarebbe in grado di comprendere le sue esatte responsabilità, le regolamentazioni scomparirebbero e gli obblighi sarebbero cancellati.
È impossibile per uno studioso (mujtahid) agire da solo in conformità alle sue opinioni personali, in quanto il Corano è al livello più elevato di miracolosa inimitabilità (i`jaz). Unicamente per la sua eloquenza, contiene diversi significati secondari, segreti e tesori di conoscenza che solo Allah (swt) conosce.
Il Profeta (saas) esprime il Corano, e nessuno può trarre norme soltanto sulla base di esso. La spiegazione del Corano costituisce uno dei suoi doveri. Nel Corano, il Signore Onnipotente dice:
La carità non consiste nel volgere i volti verso l'Oriente e l'Occidente, ma nel credere in Allah e nell'Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; assolvere l'orazione e pagare la decima. Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversità e nelle ristrettezze, e nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati. (Surat al-Baqara, 177)
Questo versetto mostra che l’orazione (salat) e la zakat sono osservanze obbligatorie. Ma come e quando si suppone che i musulmani preghino? Quante rak‘ah (prostrazioni) si devono compiere? Chi deve pregare? Le risposte a queste domande si trovano solo nella Sunnah, per mezzo della quale il nostro Profeta (saas) ha mostrato, illuminandoci, il modo corretto di pregare. Ciò vale anche per la zakat e altri obblighi.
In un altro versetto il Signore rivela:
Rendete gloria ad Allah, alla sera e al mattino. (Surat ar-Rum, 17)
Da questo versetto si deduce , in essenza, che il tempo per la glorificazione è al mattino, alla sera e durante la notte. Ma il significato di “rendete gloria”, in questo caso, lo si apprende dalla Sunnah del nostro Profeta (saas). È la salat che viene ordinata nel versetto “rendete gloria”? O è la recitazione di “Subhan Allah”? Non ci fosse stato rivelato dal Profeta (saas) saremmo ignari del fatto che tale espressione si riferisce alle orazioni del mattino, della sera e della notte.
Per quanto riguarda il dare nella Sua via, l’Onnipotente cio dice: “Annuncia a coloro che accumulano l'oro e l'argento e non spendono per la causa di Allah un doloroso castigo.” (Surat at-Tawba, 34). Che cosa significa “spendono” in questo versetto? Dare via tutti i propri beni, come compresero i Compagni all’epoca della rivelazione del versetto, oppure parte di essi? In tal caso, quanto?
Centiania di altre questioni che sono solo menzionate Corano vengono chiarite integralmente nella Sunnah. Il nostro Profeta (saas) delucida le forme dell’osservanza religiosa dei musulmani, la loro natura e la forma che prendono, e il modo in cui metterle in atto mediante il suo esempio.
Nel suo Al-Ihkam, Ibn Hazm dice:
“Dove si dice nel Corano che: l’orazione del Dhuhr è composta di quattro rak`ah? Maghrib di tre rak`ah? Ruku` si compie in questo modo? Sujud in questo? La recitazione del Corano nel corso dell’orazione deve essere fatta in questa maniera? Il saluto di pace al termine dell’orazione deve farsi così? Che cosa si deve evitare mentre si digiuna? Le modalità della zakat quanto a oro e argento, greggi, cammelli e bovini? La determinazione dell’imponibile per la zakat e il calcolo della stessa? I rituali dello hajj dal momento della sosta ad `Arafah? I modi della preghiera ad `Arafah e Muzdalifah? Le modalità della lapidazione dei tre jimar a Mina? La descrizione dello stato consacrato del pellegrino (ihram)? Ciò che si deve evitare quando si veste l’ihram? L’amputazione della mano del ladro? Quali cibi sono proibiti? La descrizione e la definizione della macellazione e del sacrificio? Le norme penali (ahkam al-hudud)? Tla descrizione dell’atto di divorzio? Le norme relative alla vendita? La definizione delle transazioni usurarie (al-riba)? Le modalità dei verdetti giuridici e degli appelli? Quelle relative ai giuramenti solenni, alle dighe, alla locazione a vita risultante nel possesso da parte degli eredi del locatario (al-`umra), alla raccolta della sadaqah e a tutte le altre questioni di legge?
Nel Corano si trovano solo clausole generali (jumal). In tutti questi casi, il riferimento non può essere che a quanto è stato trasmesso dal Profeta (saas). E lo stesso si applica al consenso dei sapienti (al-ijma`) in quanto quest’ultimo non può che raggiungersi che in poche questioni che sono state riunite in un singolo libro. ... È, quindi, indispensabile fare riferimento agli hadith.” (Ibn Hazm, Al-Ihkam fi Usul al-Ahkam, 2:79-80)
Altri hadith affermano che non è possibile comprendere il Corano avvalendosi unicamente della ragione senza ricorrere alla Sunnah. I Compagni narrarono innumerevoli hadiths riguardo a questa verità e giunsero a un accordo assoluto in proposito. Tra le tradizioni più rilevanti, ricordiamo:
Al-Bayhaqi (in Al-Madkhal) e al-Lalika'i (in Sharh Usul I`tiqad Ahl al-Sunnah) narrano che Umar (ra) disse:
“Attenti a coloro che avanzano opinioni, poiché essi sono i nemici della Sunnah. Hanno disperato di poter memorizzare i detti del Profeta (saas) e sono ricorsi a opinioni.”
Abu Hatim (354/965) riporta che Ibn Mas‘ud disse:
“La conoscenza di tutto è nel Corano, ma la vista dell’umanità non può trovarla.”
Ahmad ibn Hanbal narra che `Imran ibn Husayn (ra) disse:
“Il Corano fu rivelato, e il Messaggero di Allah (saas) istituì la Sunnah.” Quindi disse: “Seguiteli [il Corano e la Sunnah] o, per Allah, se non lo farete sarete perduti.”
Narrato da Abu Nadra e Ibn al-Mubarak in Al-Zuhd:
La gente stava ripetendo alcuni hadith, quando un uomo si levò ed disse: “Ne ho abbastanza di questo, portateci qualcosa dal Libro di Allah!” `Imran ibn Husayn si adirò e disse: “Tu e i tuoi amici leggete tutti il Corano. Allah l’Onnipotente ha menzionato la zakat nel Suo Libro; dove, allora, è menzionato il fatto che consiste di cinque parti ogni duecento? Allah l’Onnipotente menziona la preghiera nel Suo Libro; dove, allora, si menziona che dhuhr consiste di quattro rak`ah?” Menzionò, quindi, tutte le altre preghiere. Proseguì dicendo: “Allah ha menzionato la circumambulazione nel Suo Libro; dove si dice che essa consista di sette giri? E dove Egli ha detto che la corsa tra Safa e Marwa deve compiersi sette volte? Noi governiamo in conformità a quanto si trova in esso [i.e., nel Corano], ma è la Sunnah a spiegarlo.”
Ibn `Abd al-Barr riporta la seguente risposta:
Mutarrif ibn `Abd Allah ibn al-Shikhkhir ribattè: “Per Allah, certo non cerchiamo un sostituto per il Corano, ma solo chi ha una maggiore conoscenza di esso rispetto a noi.”
Al-Lalika'i riporta (nello Sharh Usul) da `Abdus ibn Malik al-`Attar che:
Imam Ahmad disse: “La Sunnah, secondo la nostra definizione, consiste nei resoconti relativi al Messaggero di Allah (saas), e la Sunnah è il commentario del Corano e contiene le sue direttive (dala'il).”
Jabir ibn `Abd Allah (ra) disse:
“Il Messaggero di Allah (saas) era tra noi mentre il Corano gli era rivelato e ne conosceva la spiegazione. Qualunque cosa egli mettesse in pratica, anche noi la mettevamo in pratica.”
Questi versetti, hadith e detti mostrano che la Sunnah è una benedizione che consente di comprendere e vivere il Corano nella vita quotidiana.
Sesta prova: anche la Sunnah è fondata sulla Rivelazione
Ciò che emana dal Profeta (saas) sono parole e atti designati a comunicare il messaggio di Allah (swt), o altre forme di comportamento che si trovano all’esterno di tale comunicazione.
La prima parte
Questa è una rivelazione certa e sicura. Come sappiamo, il Messaggero di Allah (saas) era protetto dall’errore. Gli eruditi Hanafiti parlano in questo caso di “rivelazione manifesta o esterna” (wahy zahir). In questa parte la rivelazione ha luogo talvolta con un’affermazione della sua origine divina e talvolta in un altra forma. Quella che giunge con un’asserzione della sua natura divina implica adorazione (ta‘abbud), inimitabilità miracolosa (i‘jaz) o sfida (tahaddi), in altre parole, il Corano.
Una rivelazione prova delle caratteristiche di i`jaz e tahaddi è al-hadith al-qudsi. Anche questa è una forma di rivelazione divina. Avvalendosi di frasi introduttive quali: “Il Signore della Gloria disse …” prima di ogni hadith, il Profeta (saas) comunicò rivelazioni da parte di Allah (swt). Tali resoconti non possono essere erronei o fondati sull’inganno. Tale detto del Profeta (saas) rivela che si tratta della parola di Allah (swt), allo stesso modo che il Corano è la Sua parola. Se non si trova accompagnato da un’affermazione che rivela trattarsi di una comunicazione da parte di Allah (swt), allora si tratta di un hadith profetico (al-hadith an-nabawi). I seguenti versetti mostrano che gli hadith e le pratiche del Profeta (saas) hanno la natura di rivelazioni divine:
… e neppure parla d'impulso: non è che una Rivelazione ispirata. (Surat an-Najm, 3-4)
“…Non faccio che seguire quello che mi è stato rivelato. Se disobbedissi al mio Signore, temerei il castigo di un giorno terribile.” (Surah Yunus, 15)
… Allah ha fatto scendere su di te il Libro e la Saggezza e ti ha insegnato quello che non sapevi. La grazia di Allah è immensa su di te. (Surat an-Nisa’, 113)
Come affermato in precedenza, la “saggezza” cui qui si fa riferimento è la Sunnah.
Abu Dawud e al-Bayhaqi identificano e stabiliscono questo resoconto accompagnato dalla seguente affermazione:
“La rivelazione discendeva sul Messaggero di Allah (saas), e Jibril (as) gli insegnava la Sunnah che la spiegava.” (ad-Darimi, Muqaddimah, 49)
La seeconda parte
Questa parte consiste di quelle parole e di quella condotta del Profeta (saas) che non si riferisce specificamente con la trasmissione del messaggio. Queste possono essere state affermate da Allah (swt) oppure no.
Se Allah l’Onnipotente (swt) ha approvato un’azione intrapresa dal Profeta (saas), la si considera una rivelazione, anche nel caso in cui non istruisca apertamente per tale via. Tale approvazione mostra che l’azione è vera, corretta e accettabile alla Sua vista. Inoltre, anche se ognuna delle sue azioni non è stata riportata direttamente mediante una diretta rivelazione divina, Allah (swt) ci dice di attenerci a ognuna delle parole e delle azioni del Profeta (saas). Stando così le cose, chiunque segua un’azione compiuta dal Profeta (saas) che non sia stata comunicata per mezzo della rivelazione si è conformato all’ordine di Allah (swt) di ubbidirgli. Ne consegue, quindi, che tali questioni procedenti dal Profeta godono dello status di rivelazioni divine.
Il detto seguente confermato quanto affermato. Il Profeta (saas) disse: “In verità, io rendo lecito solo ciò che Allah ha reso lecito nel Suo Libro, e proibisco solo ciò che Egli ha proibito nel Suo Libro.” (Abu Dawud, Sunan, 5; al-Tirmidhi, Ibn Majah)
Al-Bayhaqi ha detto: “Se l’espressione ‘Suo Libro’ è saheeh, il Messaggero di Allah (saas) intendeva che quanto gli è stato rivelato, la rivelazione, è stata suddivisa in due generi: Wahy Matluw (il Corano) e Wahy Ghayr-Matluw (ogni genere di informazione e ispirazione da parte di Allah che non sia il Corano).”
Anche Ibn Mas‘ud (ra), come Imam Shafi‘i (ra), ha affermato che chiunque si attenga alla Sunnah del Profeta (saas) vive secondo l’ordine del Libro di Allah (swt). Ciò in quanto l’obbligo di seguire il cammino del Messaggero di Allah (saas) è dato nel Corano stesso. Tali disposizioni fondate sull’ijtihad del Profeta (saas) e approvate da Allah (swt) formano parte di questa seconda sezione. A ciò si riferiscono i dotti Hanafiti con il termine “rivelazione non-manifesta o interna” (wahy batin).
Settima prova: Ijma‘ (consenso)
A partire dai primi giorni dell’Islam fino al tempo presente nessun imam mujtahid che abbia considerato tale soggetto con conoscenza e buona coscienza ha mai rifiutato il concetto di stretta adesione alla Sunnah e del suo utilizzo come un fonte di prova su cui fondare le proprie azioni. Al contrario, aderirono ad essa, agirono secondo le linee di condotta da essa definite incoraggiando gli altri a fare altrettanto, proibirono ogni opposizione e confidarono nelle sue norme. Si nota inoltre che essi contrastarono fermamente ogni opposizione o trivializzazione della Sunnah, considerandola piuttosto come un complemento e una spiegazione del Corano, e allorquando un hadith corretto entrava in disaccordo con un ijtihad compiuto in precedenza sulla base del Libro o di una qualche altra forma di prova solevano rivedere le loro opinioni considerando la disposizione in questione. Non fu senza una ragione che l’amata moglie del Profeta (saas), Aisha (ra), disse: “La condotta del Profeta non era altro che il Corano” (Sahih Muslim).
Si è quindi potuto affermare: “Se trovate un hadith corretto, quello è il mio madhhab (scuola). Mettete da parte ogni mia affermazione che sia in discordanza con esso.” (Al-Subki, Majmuat al-Rasa’il Muniriyyah, 2, 98). Molti altri mujtahid hanno ripetuto queste parole.
Per quanto riguarda la Ahl al-Hadith, la posizione comune dei mujtahid e degli eruditi islamici in generale è la seguente: gli Ahl al-Hadith costituiscono il più grande sostegno della religione e i più potenti protettori contro gli attacchi e i dubbi delle persone irreligiose. I nemici delle fondamentali verità islamiche sono gli ahl al-bid‘ah, i fajarah (coloro che commettono cattive azioni) e i kafirun (miscredenti).
Vi è un consenso di opinione (ijma‘) ampio e diffuso, che può considerarsi come definitivo, tra i sapienti islamici sul fatto che la Sunnah costituisca un prova.

I GRANDI SAPIENTI DELL’ISLAM E ALCUNE DELLE LORO POSIZIONI

Alla testa delle fonti di riferimento della Ahl al-Sunnah si trovano gli eruditi musulmani che compilarono quei sei grandi libri di hadith che riuniti sono noti con il nome di al-Kutub as-Sitta (Sei Libri).
Imam al-Bukhari
Nato a Bukhara nel 194 AH fu cresciuto da sua madre in seguito alla morte del padre Ismail ibn Ibrahim, il quale era stato un grande sapiente dell’epoca. Cominciò a studiare gli hadith all’età di sette anni, tanto che tre anni dopo aveva memorizzato oltre 70000 hadith. Continuò quindi i suoi studi con ben noti maestri a Mecca, Medina, Nishapur e Basra; per tale ragione la sua reputazione si diffuse ben oltre i confini della sua città natale. Molti famosi eruditi, tra cui Muslim, Abu Dawud, al-Tirmidhi, e Ibn Sa‘id considerarono le sue opere come assolutamente affidabili e si avvalsero delle sue idee nei loro studi e scritti. È unanimemente considerato il più grande esperto di hadith di tutti i tempi.
Imam al-Bukhari studiò oltre 600000 tradizioni, di cui solo 7275 furono considerate nell’ambito della sua opera. Tale collezione di hadith, il risultato di sedici anni di lavoro intellettuale, è considerata la più affidabile della storia dell’Islam. Intitolata al-Jami‘ al-Sahih, fu in seguito compendiata da Imam az-Zubaidi con il titolo al-Tajrid al-Sahih (Compendio dello Sahih al-Bukhari), il quale contiene oltre 2000 hadith.
Imam al-Bukhari morì nel 256 AH, lasciando dietro di sé un’opera destinata a costituire una guida per i musulmani nei secoli a venire. Il suo posto nella onorata tradizione dei sapienti musulmani è incisa nella roccia e i suoi sforzi non potranno mai essere cancellati.
Imam Muslim
Imam Muslim nacque a Nishapur nel 204 AH e cominciò a studiare gli hadith nella prima adolescenza. Come tutti i grandi sapienti, non ebbe timore di intraprendere viaggi estenuanti alla ricerca della conoscenza e della saggezza. Approfondì le sue ricerche visitando l’Iraq, l’Hijaz, l’Egitto e Damasco. Ebbe così l’opportunità di consultare fonti di hadith e altre opere relative alla tradizione dell’ultimo Messaggero di Allah (saas). Ovunque si recò, i suoi sforzi accrebbero la sua conoscenza e affermò apertamente di essere stato principalmente influenzato dall’opera di Imam al-Bukhari.
Nelle sue opere dedicate agli hadith, Imam Muslim si avvalse delle sue capacità di trasmettere i detti del Profeta (saas) rispettando la forma esatta con cui gli erano stati narrati, senza alterare neppure una singola lettera per evitare che ciò desse adito a fraintendimenti tra i credenti. Raccolse 300000 hadith autentici di cui ne riportò solo 3030 nella sua famosa collezione (Jami‘) nota come Sahih Muslim. Quest’opera è considerata come la collezione di hadith più affidabile dopo Sahih al-Bukhari. Sahih Muslim ha servito il mondo islamico per duecento anni come secondo volume degli al-Kutub as-Sitta.
Si riporta che il suo maestro Abdul Wahhab al-Farra' disse di lui: “Muslim è un erudito della gente e un repertorio di conoscenza. Non conosco nulla di lui che non sia buono.”
Imam al-Tirmidhi
Imam al-Tirmidhi nacque nel 209 AH a Termez (Tirmidh), in Transoxiana. Studiò in Khorasan, Iraq e Hijaz, ma ricevette la sua educazione principalmente a Bukhara, luogo di nascita dell’Imam al-Bukhari. È certo che non studiò hadith con al-Bukhari e Muslim.
Al-Tirmidhi non si limitò alle raccolte di hadith, ma contribuì anche al progresso della loro conoscenza. La sua Sunan al-Tirmidhi contiene 3962 hadith. Quest’opera è considerata come uno dei lavori più affidabili in proposito.
La differenza principale tra la Sunan al-Tirmidhi e le altre raccolte di hadith è la sua suddivisione per temi, ognuno dei quali, indipendentemente dall’importanza, è considerato separatamente in modo tale da evitare ogni possibile confusione. La sua capacità di collazionare le opere e di organizzarle in maniera tale da agevolare la ricerca ai lettori musulmani costituisce una delle sue qualità principali. Al-Tirmidhi scrisse anche il primo libro dedicato alla vita dei Compagni.
Abu Dawud
Abu Dawud nacque nel 202 AH. Come al-Bukhari e Muslim, viaggiò estesamente in tutte le terre dell’Islam e studiò con oltre cinquanta sapienti. Si avvalse delle opere di al-Bukhari e Muslim. Una volta completate le sue opere, queste divennero ben presto fonte di consultazione per gli studiosi di hadith. Fu apprezzato dagli ulama musulmani in riferimento a diverse questioni e considerato uno studioso che agiva sulla base della sua conoscenza.
Di un totale di 500000 hadith, ne incluse 4800 nella sua Sunan Abu Dawud. Nel selezionare gli hadith, diede la preferenza a quelli concernenti questioni giuridiche e legali. I suoi lavori hanno ricevuto un’ampia accoglienza da parte di ricercatori di diverse scuole.
Imam al-Nasa’i
Imam al-Nasa’i nacque in Khorasan nel 225 AH. Visitò le capitali culturali dell’Islam e studiò hadith con molti grandi sapienti. I suoi lavori sono sopravvissuti fino ai nostri giorni e costituiscono tuttavia delle opere di riferimento per i ricercatori musulmani e non musulmani di tutto il mondo.
Giunto a Damasco dall’Egitto, subì pressioni da parte dell’amministrazione Omayyade e fu martirizzato in seguito ad atroci torture. Si dice che la sua tomba si trovi tra le colline di Safa e Marwah, per quanto ciò non sia stato in alcun modo suffragato.
La sua opera, al-Mujtaba, è considerata una tra le raccolte di hadith più complesse e costituisce il terzo volume degli al-Kutub as-Sitta.
Ibn Majah
Ibn Majah nacque a Qazwin nel 209 AH. Come altri studiosi di hadith, visitò il Khorasan, Basra, Mecca, Damasco l’Egitto al fine di raggiungere la massima conoscenza nell’ambito degli hadith. Oltre alla Sunan Ibn Majah, compilò opere di storia e tafsir. Il suo libro più famoso costituisce il sesto volume degli al-Kutub as-Sitta. Alcuni sapienti, tuttavia, considerano al-Muwatta’ dell’Imam Malik come il sesto volume.
Dei 4341 hadith raccolti nella Sunan ibn Majah, 1339 sono utilizzati solo da Imam Maja nelle sue opere e da nessun altro.
Imam al-Ghazali
Hujjat al-Islam Abu Hamed Muhammad ibn Muhammad al-Ghazali costituisce una delle più grandi figure nel fiqh e nel tasawwuf dell’intera storia dell’Islam. Nato a Tus, nell’odierno Iran, nel 450 AH (1058 e.v.). per quanto suo padre non fosse benestante, i suoi genitori intrapresero sforzi enormi per garantirgli una buona educazione.
Completati i suoi studi a Tus, al-Ghazali si trasferì a Gurgan per proseguire la sua educazione. I tumulti politici in Anatolia influenzarono anche al-Ghazali, il quale emigrò a Nishapur dove divenne uno studente del famoso studioso Abu al Ma‘ali al-Juwayni. Alla morte del suo maestro, fu nominato direttore della Madrasah Nizamiyya da Nizam al-Mulk Tusi. In un breve lasso di tempo al-Ghazali fu in grado di fare udire la sua voce tra la gente, tanto che il numero dei suoi studenti continuò a crescere col passare dei giorni.
In seguito a un’infermità di cui soffrì nel 488 AH, abbandonò la madrasah e spese la decade successiva lontano dalla scena pubblica. Fece quindi ritorno ai suoi studenti a Baghdad cui cominciò a insegnare ciò che venne poi raccolto nella sua opera principale, la Ihya’ al-‘Ulum al-Din. Quando l’unità dei musulmani in Anatolia cominciò a vacillare, fu richiamato a Tus dal vizir selgiudiche. Sotto il patronato del Sultan Sanjar, nei dodici anni successivi potè usufruire di ogni opportunità. Continuò a dedicarsi all’insegnamento e alla predicazione fino all’ultimo dei suoi giorni, nel 505 AH (1111 e.v.).
Le idee dell’Imam al-Ghazali rappresentano un punto di svolta nella storia del pensiero islamico. Negli ultimi anni di vita, intraprese uno sforzo contro quelle idee che si opponevano intrinsicamente a quelle della Ahl al-Sunnah ed eliminò diverse tendenze che riteneva potessero sviare i musulmani.
Al-Ghazali scrisse in uno dei suoi libri:
“Come abbiamo detto riguardo al titolo di ‘musulmano’, vi è un esempio e un segno nell’essenza della marifat (gnosi), la quale è compresa da coloro che la possiedono. Nessuno, se non coloro che nulla hanno a che fare con questo mondo, non si occupano di esso e spendono la loro esistenza nella ricerca di Allah possono trovarla. Si tratta di uno sforzo lungo e difficile. Lasciateci quindi indicare quale sia l’alimento di tutto questo: è il credo della Ahl al-Sunnah. Per quanti mantengono questa fede nei loro cuori, vi sarà felicità e salvezza.” (Kimiya’ al-Sa‘adat)
Le opere dell’Imam al-Ghazali includono:
1. La Ihya’ al-‘Ulum al-Din (La rivivificazione delle scienze religiose) è l’opera di al-Ghazali più nota e vasta. I temi trattati sono il fiqh e il tasawwuf. È suddivisa in dieci sezioni di quattro libri ciascuna. Dal momenti in cui fu scritta costituisce uno dei libri più letti nel mondo islamico.
2. La al-Iqtisad fi al-Itiqad (la via di mezzo nella fede) è dedicata alla fede e alla convinzione.
3. La Tahafut al-Falasifa (L’incoerenza dei filosofi) è una raccolta di critiche della filosofia aristotelica.
4. La Kimiya’ al-Sa‘adat (L’alchimia della felicità) tratta di fede, azioni, moralità e tasawwuf. È il riassunto in persiano della Ihya’.
5. La Bidayat al-Hidayah (Il principio della guida) fu scritta in uno stile accessibile al lettore ordinario ed è un libro che tratta di religione ed etica.
Il numero totale di opere scritte dall’Imam al-Ghazali, inclusi i testi minori, è di 75.
Sayyid Ibrahim Haqqi di Erzurum
Hadrat Ibrahim Haqqi di Erzurum nacque nella cittadina di Hasankale, Erzurum, nel 1703. Dal momento che suo nonno era un discendente del Profeta (saas), era uno sayyid per linea materna.
Hadrat Ibrahim Haqqi conobbe Ismail Faqirullah durante un viaggio in compagnia di suo padre a Siirt, nella regione di Tillo, dove si stabilì per un certo periodo. Alla morte del padre, il derviscio Osman Effendi, Haqqi fece ritorno a Erzurum e proseguì la sua educazione dal punto in cui l’aveva lasciata in precedenza. Ricevette lezioni di arabo e persiano da Muhammad Hazik, il mufti di Erzurum. Avendo compiuto enormi progressi in turco, arabo e persiano fu in grado di scrivere poesie stupende nelle tre lingue.
Nel 1728 fece ritorno a Siirt e continuò a seguire le lezioni di Ismail Faqirullah, di cui infine sposò la figlia divenendo così il genero del suo maestro. Tornato dallo hajj nel 1728, scrisse il suo libro Lubb al-Qutb, il quale consisteva di citazioni dalle opere dei grandi sapienti musulmani del passato.
Invitato a corte dal Sultano Mahmud I nel 1747, usufruì dell’opportunità di avvalersi della libreria di palazzo. Tornato a Erzurum, iniziò a scrivere dei brevi trattati (risala). Dopo una seconda visita a Istanbul, si ritirò nella sua casa di Hasankale dove si dedicò completamente alla compilazione di testi.
Durante il suo secondo hajj, il sacro pellegrinaggio a Mecca, avviò uno scambio di informazioni stabilendo contatti con famosi eruditi islamici di Aleppo, Damasco, Mecca, Medina e Gerusalemme.
Di ritorno dai suoi viaggi, scrisse la sua opera più famosa: il Ma‘rifatname (Libro della Gnosi). In aggiunta, scrisse altri 54 testi importanti. Morì a Siirt nel 1780, il suo corpo è stato inumato nella tomba costruita per il suo maestro, Sheikh Ismail Faqirullah.
Tra i detti di Sayyid Ibrahim Haqqi ricordiamo:
“L’esempio della più elevata moralità è fare visita a colui che non ti cerca. È perdonare chi ti opprime. Quando parli, attieniti alla verità. Se fai una promessa, mantienila. Se fai il bene, nascondilo. Se vedi un cattivo carattere, non seguirne l’esempio.
Salutare tutti costituisce la più grande qualità morale. La modestia produce incremento. La più grande saggezza si cela nell’andare d’accordo con tutti. Chiunque cerchi mancanze tra la gente troverà che le sue mancanze sono oggetto di discussione. A chiunque accetti un consiglio verrà risparmiata la vergogna.
Non si deve ubbidire ai servi riguardo a questioni che sono peccaminose agli occhi di Allah. Non ci si può aspettare alcun bene da coloro che mentono. Se hai piacere che la gente parli con te, parla loro nella stessa maniera. Accetta le scuse di quanti si scusano. Rispetta i più anziani di te se vuoi che i più giovani ti rispettino. Il tesoro più utile è l’amore nei cuori della gente.” (Ma’rifatname)
Imam Rabbani
Il suo vero nome era Ahmad Sirhindi al-Faruqi. Nacque a Sirhind, una città dell’India, nel 1564. Essendo un discendente di Hadrat Umar al-Faruq (ra) per linea paterna, era noto con l’appellativo al-Faruqi.
È una delle grandi figure del tasawwuf nella tradizione della Ahl al-Sunnah. Cominciò il suo noviziato nel Sufismo sotto Muhammad al-Baqi Billah, uno Shaykh Naqshbandi. Entrato in conflitto con l’Imperatore Jahangir, fu accusato di “danneggiare l’essenza della fede” e fu quindi imprigionato nel Forte di Gwalior nel 1619.
Dato il suo forte sostegno al credo della Ahl al-Sunnah, si oppose strenuamente contro tutti i movimenti ereticali. Per questa sua posizione meritò il titolo di Mujaddid Alf Thani (Rivivificatore del millennio). Le sue Maktubat (Lettere), una raccolta di lettere scritte ai suoi amici e studenti, costituisce uno dei testi essenziali del tasawwuf.
Riportiamo alcuni estratti dalle Maktubat:
“Una persona deve dapprima correggere la sua fede. Tale correzione deve essere compatibile con quella della Ahl al-Sunnah wal Jama‘ah, i compagni del Giardino. Mentre ci si può attendere il perdono per l’indolenza nelle proprie azioni, non vi può essere alcuna indolenza per quanto riguarda la propria fede.”
“La felicità in entrambi i mondi può conseguirsi solo e unicamente seguendo il Messaggero di Allah (saas). A tal fine, è necessario attenersi alle regole dell’Islam, eliminare dalla gente quegli elementi propri della miscredenza e sradicarne i segni.”
“Il momento per compiere buone azioni è la gioventù. Una persona virtuosa comprenderà il valore di questa età e non la dissiperà. Non tutti raggiungono la vecchiaia, e anche nel caso la si raggiunga, è a quell’età difficile prendere la padronanza di sé. Si è inoltre privi della forza necessaria per compiere certe azioni. La vecchiaia implica debolezza e senilità…”
“… Ognuno di questi settantatre gruppi pretende di ubbidire alla religione. Ognuno di essi crede che sarà salvato [dal Fuoco]. Nella ayat LIII di Surat al-Muminun e nella XXXII ayat di Surat ar-Rum si dice: “…ogni fazione si gloria di ciò che possiede.” Tra questi diversi gruppi, tuttavia, i segni e i sintomi di coloro che saranno salvati ci vengono dati dal Profeta (saas): ‘Quanti appartengono a questo gruppo sono coloro che seguono il cammino che io e i miei ashab seguiamo.’ Dopo aver menzionato se stesso, il Messaggero di Allah (saas) non aveva bisogno di menzionare i suoi ashab; tale menzione, tuttavia, significa: ‘Il mio cammino è il cammino che i miei ashab seguono. Il cammino della salvezza è il cammino che i miei ashab seguono.’”
“Colui che dice di seguire il Messaggero di Allah (saas) ma non segue il cammino dei suoi ashab erra… Coloro che seguono la via dei suoi ashab sono indubbiamente gli Ahl al-Sunnah wal Jama‘ah. Che Allah (swt) colmi di benedizioni le guide di questo gruppo, che lavorarono impavidamente senza affaticarsi! Il gruppo che sarà salvato [dal Fuoco] è solo uno. E quanti dicono male degli ashab del nostro Profeta (saas) sicuramente non ne fanno parte. Tale è il caso della setta degli Sciiti e di quella dei Kharijiti.
Lo stesso vale anche per i Mutaziliti, il cui cammino emerse in seguito, e gli altri gruppi che non fanno parte della Ahl al-Sunnah.” (Maktubat al-Rabbani)
Sayyid ‘Abd al-Qadr al-Gilani
‘Abd al-Qadr al-Gilani, detto Abu Muhammad, è noto anche come Muhyi’al-Din, Qutb-e Rabbani, al-Ghaus al-A‘zam e Sultan al-Awliya’ (il Sultano dei Santi). Era sia uno sayyid che uno sharif. Nacque nel 1078 nella provincia persiana del Gilan, dove intraprese i suoi studi religiosi. In seguito emigrò a Baghdad, dove proseguì la sua educazione. Scelta la scuola Hanbali, si dedicò allo studio del fiqh e approfondì la sua conoscenza del tasawwuf mentre predicava alla madrasah Abu Said. Il suo cammino Sufi, al-Qadiriyyah, prese il nome da lui.
Tra i libri che ci sono giunti ricordiamo Al-Ghunya, Al-Fath al-Rabbani e Futuh al-Ghayb, i quali sono raccolte di sermoni e consigli. Shaikh al-Gilani morì a Baghdad nel 1166. La sua tomba, visitata ogni anno da milioni di persone, è a Baghdad.
Riportiamo di seguito alcune citazioni:
“L’azione conforme al Corano eleva e stabilisce al livello del Corano. L’azione in accordo con la Sunnah (gli hadith del Profeta) approssima al Profeta, il Messaggero di Allah (saas). Con il suo cuore e la sua protezione spirituale, il Profeta (saas) è indivisibile dai cuori degli amici di Allah, in ogni momento. È lui che adorna i cuori degli amici di Allah e dona loro fragranza. È lui che purifica la loro essenza, rimuove i sentimenti negativi e li abbellisce.
Ricorda Allah affinché Egli si ricordi di te. Ricorda Allah poiché tale ricordo (dhikr) purifica dai peccati. Che tu possa rimanere senza peccati. Possa tu essere un credente ubbidiente, libero dai peccati. Allora Egli ti ricorderà. Il ricordo ti avvolgerà e ti occuperà a tal punto che non avrai tempo per desiderare alcuna altra cosa. Sarà il tuo solo scopo e il tuo unico desiderio.
O gente, l’Islam piange. Si prende la testa tra le mani. È assediato dai fajarah, dai fasiqun, dagli ahl al-bid‘ah, dagli oppressori, da quanti recano falsa testimonianza e da coloro che reclamano di avere una virtù che non posseggono. Invoca l’aiuto dei musulmani puri e devoti contro di loro.
Possa tu mangiare e bere come se mangiassi e bevessi per l’ultima volta. Che l’incontro con la tua famiglia possa essere come un addio. Che l’incontro con i tuoi fratelli musulmani possa essere come un addio. Ricorda sempre al tuo cuore a chi si è affidato e che è sempre in uno stato di addio. Come può colui il cui destino è nelle mani di un altro non essere in uno stato di affidamento e addio? Non sa che cosa il domani gli presenterà, come le cose finiranno e che piani il destino abbia in serbo per lui.
Pentiti, dunque, e sforzati di non peccare più. Fuggi dai tuoi peccati e affrettati verso il tuo Signore. Che il tuo pentimento sia interno ed esterno. Nel pentimento si cela il fatto di essere un servo accettabile agli occhi di Allah. Disfati della camicia del peccato con un pentimento sincero e una vera modestia di fronte ad Allah.
O tu che volgi le spalle al cammino di Allah per immergerti negli affari di questo mondo! Ti considero come uno che per compiacere agli altri si attira l’ira di Allah. È sicuro che ben presto lascerai questo mondo. La morte ti rapirà. Verrai ghermito da colei che afferra con grande pena, potenza e in forme diverse. Perderai e abbandonerai tutto ciò che hai in un solo momento.” (Al-Fath ar-Rabbani)
Hadrat Shah Naqshband
Nato nei pressi di Bukhara nel 1318, il suo vero nome era Muhammad Bahauddan Uways al-Bukhari. Ricevette un’educazione spirituale e teologica da Sheikh Muhammad Baba as-Samasi, lo sheikh dell’ordine Khajagan. Shah Naqshband, il quale in gioventù si era recato a Samarcanda, era un membro della scuola Hanafita. Con le sue opere e la sua predicazione dedicate alla moralità e alla conoscenza riunì un vasto seguito popolare.
L’ordine Naqshbandi da lui fondato si diffuse in India all’epoca dell’Imam Rabbani. Dopo la conquista di Istanbul, l’ordine fu adottato dai sovrani ottomani. La presenza di molti centri Naqshbandi (dargah) in Istanbul fu un segno della vasta diffusione del movimento negli strati popolari.
La verità propagata da Shah Naqshband nel corso della sua intera esistenza è il pilastro dell’Islam, vale a dire, che quanti non si attengono strettamente al Libro di Allah (swt) e non ubbidiscono ai comandi del Profeta (saas) non possono ottenere la salvezza. Informa che non ci si può allontanare dalle linee definite dal Corano e dalla Sunnah dell’Ultimo Messaggero di Allah (saas). Chi segue o imita un altro individuo su un cammino diverso, ignorando così il Corano e la Sunnah del Profeta Muhammad (saas) è condannato spiritualmente. In uno dei suoi libri, Shah Naqshband esprime la sua devozione al Messaggero di Allah (saas) con queste parole: “Ho seguito in ogni cosa il Messaggero di Allah (saas), ripetendola esattamente senza trascurare alcuna Sunnah. Ho adempiuto a tutti i suoi requisiti e goduto dei risultati.”
Mawlana Khalid al-Baghdadi
Mawlana Khalid al-Baghdadi nacque a Shahrazur, nei pressi di Baghdad, nel 1778. Studiò tafsir (commento dei Corano), hadith, giurisprudenza (fiqh) e tasawwuf da diversi studiosi. Alla morte del suo shaykh, prese il suo posto nell’insegnamento. Migliaia di persone da tutto il mondo islamico attesero alle sue lezioni. Dopo aver insegnato per otto anni, si diresse a Damasco e da lì in Hijaz. Nel 1809, Shaykh Abdullah al-Dahlawi invitò Mawlana Khalid in India. Completati i suoi studi, fece ritorno a Baghdad. Morì nel 1826 a Damasco. Ibn ‘Abidin, uno dei più grandi sapienti Hanafiti, guidò la sua orazione funebre.
Mawlana Khalid introdusse la sua opera con la seguente citazione dalle Maktubat al-Rabbani:
“Si deve considerare e comprendere attentamente che è solo Allah Colui Che concede benedizioni a tutte le cose create e Che preserva incessantemente tutte le entità. Gli attributi superiori ed eccellenti dei Suoi servi derivano dalle Sue benedizioni. Al fine di meritare la grazia infinita e la gioia del Paradiso, la Sua approvazione e il Suo amore, Allah ci comanda di ubbidire all’amato Profeta (saas).”
“Attieniti strettamente ai comandi e alle proibizioni di Allah nel corso della tua intera esistenza. Ti consiglio di ricordare Allah constanemente, di cercare rifugio in Lui, di non dare il tuo cuore a questo mondo transitorio, ma di cercare l’infinitezza dell’altra vita, di prepararti alla morte e alla solitudine della tomba e al Giorno del Giudizio, di attenerti scrupolosamente alla Sunnah del Profeta (saas), di evitare ogni bid`ah e di pregare per il successo dei musulmani e la sconfitta degli apostati e dei nemici della religione.” (Da una lettera di Mawlana Khalid a un amico di Diyarbakir.)
Ahmad Dhiya al-Din Gumushkhanewi
Ahmad Dhiya al-Din Gumushkhanewi nacque a Gumushane nel 1813. Emigrato a Trabzon all’età di dieci anni, intraprese i suoi studi con i sapienti della città. Quando il fratello maggiore fu chiamato a prestare il servizio militare, aiutò il padre nella sua attività commerciale. Nel 1831 si trasferì a Istanbul, nonostante l’opposizione della famiglia, per continuare i suoi studi. Influenzò molte figure prominenti dell’epoca, tra cui il Sultano Abd al-Hamid II, mediante i suoi discorsi.
Gumushkhanewi dedicò ventotto anni della sua vita alla compilazione di testi e sedici alla predicazione dell’Islam. Raccolti fondi dai suoi discepoli, che ammontavano a circa un milione, stabilì un “fondo comune di solidarietà e investimento” di cui si avvalse per impiantare una tipografia, una casa editrice, quattro biblioteche con oltre 18000 libri e varie fondazioni.
Hadrat Gumushkhanewi è noto per la grande importanza che attribuì alla Sunnah e per avere fondato il suo insegnamento sugli hadith. Mediante la fondazione di librerie in tutta la Turchia e la costante promozione di attività educative, fece tutto il possibile per favorire l’avanzamento dell’Islam. Combatté nella guerra russo-ottomana del 1877-78 e fornì un considerevole supporto morale alle truppe turche.
Al suo ritorno da una visita in Egitto nel 1880, passò la responsabilità della dargah Gumushkhanewi al suo successore Hasan Hilmi Effendi e da quel momento attese solo alle orazioni del venerdì. Morì sul Monte Yusa, nel distretto di Beykoz, il 13 maggio 1893, mentre spendeva i mesi estivi in una tenda. Fu riconosciuto come il più grande sapiente islamico della sua epoca.
Tra le opere del Maestro, ricordiamo:
* Jami` al-Usul: descrive in particolare i principi dell’ordine Naqshbandi. Contiene raccolte di opere considerate importanti da tutti i movimenti di tasawwuf aderenti alla Ahl al-Sunnah.
* Ruh al-`Arifin: descrive i vari ranghi nell’ambito del tasawwuf.
* Majmu`at al-Ahzab: descrive tutte le osservanze religiose quotidiane della Ahl al-Tasawwuf.
* Kitab al-`Arifin: dedicato alle suppliche.
Bediuzzaman Said Nursi
Bediuzzaman Said Nursi nacque nel 1873 a Nurs, un piccolo villaggio nella provincia di Bitlis, nella Turchia orientale. Per quanto avesse intrapreso la sua educazione religiosa a nove anni, fu incapace di adattersi al sistema della madrasah e ben presto la abbandonò. Compiuti i 12 anni, sognò il Profeta Muhammad (saas), il quale lo incitò a fare ritorno ai suoi studi. All’età di 21 anni, la sua reputazione si diffuse nelle province orientali e ricevette il nome Bediuzzaman (meraviglia dell’epoca).
Uno dei suoi maggiori obiettivi fu la fondazione della Madrasah al-Zahra a Van. Nel 1907 si recò a Istanbul ed espose il suo progetto al Sultano Abd al-Hamid II, ma i suoi sforzi per convincerlo non diedero frutto. Prese allora in affitto una stanza nello Sekerci Han di Fatih, a Istanbul, dove si stabilì.
Per quanto non avesse avuto alcuna connessione gli eventi del 31 marzo, fu arrestato nel corso degli incidenti e poi rilasciato. In seguito a questi accadimenti, lasciò Istanbul e proseguì i suoi studi a Van, Tbilisi, Damasco, Beirut e Izmir. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, servì nella Teskilat-i Mahsusa (servizi segreti ottomani). Nel 1916, mentre si trovava a Pasinler come comandante territoriale, fu catturato come prigioniero di guerra. Durante la Rivoluzione Bolscevica, approfittando dei disordini, riuscì a fuggire e a giungere a Istanbul con grandi difficoltà.
La vita di Said Nursi cambiò con la ribellione di Sheikh Said, cui, in ogni caso, non diede alcun supporto. Said Nursi scrisse in riferimento a questa rivolta: “La nazione turca è stata per lungo tempo la portabandiera dell’Islam. Ha cresciuto molti wali e martiri. Non si deve sguainare la spada contro i nipoti di una tale nazione. Siamo musulmani, siamo fratelli. Che i fratelli non combattano tra loro. Ciò è inaccetabile nei termini della Sharia. Le spade vanno rivolte contro i nemici esterni, non all’interno della nazione. In quest’epoca, la nostra salvezza si trova nella guida e nella luce del Corano e nei segni della fede. Il nostro più grande nemico è l’ignoranza, la quale deve essere eliminata. Interrompete i vostri sforzi, in quanto non porteranno a nulla. È probabile che, a causa di alcuni assassini, migliaia di uomini e donne innocenti periscano.”
Nonostante tutto, venne avviata un’inchiesta ufficiale riguardo a molti capi del distretto e a Bediuzzaman, il quale fu tradotto a Istanbul. Fu quindi esiliato a Barla, un villaggio di Egridir. In questo villaggio, scrisse tre quarti della raccolta Risale-i Nur, un famoso commentario del Corano.
Con l’incremento del numero dei suoi seguaci, fu inviato a Eskisehir, dove venne sottoposto a un nuovo processo e condannato a undici mesi di detenzione. Le pressioni su di lui aumentarono gradualmente. Nel 1934, da Barla fu trasferito a Isparta. Dopo aver scontato la condanna insieme a 120 amici, fu esiliato a Kastamonu. Fu arrestato ancora nel 1943 e inviato ad Ankara. Furono allora aperte altre indagini a Isparta e a Denizli. Dopo altri nove mesi di detenzione con un centinaio di amici, fu prosciolto da tutte le accuse. Nonstante queste decisioni, le pressioni non si allentarono, tuttavia, una condanna a venti mesi di carcere fu annullata dalla corte suprema.
Quando, nel 1951, fu citato in relazione alla pubblicazione di un suo articolo in un giornale, ebbe l’opportunità di recarsi a Istanbul dopo un’assenza di ventisette anni. Fu nuovamente prosciolto.
Nel 1956, fu consentita la pubblicazione della raccolta Risale-i Nur, in quanto non si ravvisava alcun elemento di accusa. Durante gli ultimi anni della sua vita, percorse estesamente il paese e, dopo un lungo viaggio da Istanbul, morì a Urfa nel 1960. In seguito al colpo di stato del 27 maggio, le sue spoglie furono trafugate a Isparta dove venne seppellito in un luogo sconosciuto.
le sue opere:
- Le parole
- Lettere
- I bagliori
- I raggi
- Compendi di luce (Mathnawi al-Nuriya)
- La verga di Mosè (Asa-yi Musa)
- Lettere da Kastamonu
- Lettere da Barla
- Lettere da Emirda¤
- Segni miracolosi
- Il sigillo dell’Invisibile
- Il sermone di Damasco
- I dibattiti (Munazarat)
- Iki Mekteb-i Musibetin Sehadetnamesi
Alcune citazioni:
“Conformarsi alla Sunnah è indubbiamente molto importante. Specialmente in un’epoca in cui la bid‘ah si è diffusa. Specialmente in un’epoca in cui la ummah è in preda al disordine, conformarsi ai principi morali della Sunnah costituisce un segno di devozione e fede profonda.” (Bagliori, pag. 48)
“Considero la Sunnah come una fune calata dal cielo per la quale è possibile ascendere ad esso; chi si attiene ad essa ascende e ottiene la felicità. Coloro che si oppongono confidando sulla ragione, d’altra parte, divengono simili a Faraone, il quale fu abbastanza stupido da ascendere al cielo su un lungo minareto.” (Compendi di luce, pag. 72)
“Il nostro Creatore ci ha assegnato il Profeta Muhammad (saas) come il più grande tutore e maestro perfetto, la vera guida che non erra e non induce all’errore. E lo ha inviato come l’ultimo Messaggero.” (La verga di Mosè, pag. 34)
“… il Profeta Muhammad (saas), il cui essere essenziale era la fonte, il seme, la vita e il mezzo del maestoso albero del Mondo dell’Islam…” (Tredicesimo bagliore)
“Il cammino migliore, più giusto, luminoso e ricco è la sottomissione alla Sunnah.” (Lettere)
I movimenti eterodossi ed ereticali all’interno dell’Islam sono tanto pericolosi quanto i movimenti esterni. Bediuzzaman Said Nursi indicò tali pericoli interni:
“Ciò che mi dà pena sono i pericoli cui l’Islam è soggetto. Nel passato i pericoli giungevano dall’esterno ed era quindi più facile resistervi. Ora vengono dall’interno. Il lupo è all’interno del corpo. Ora la resistenza è più difficile. Temo che la costituzione della comunità non possa sopportarlo, in quanto non percepisce l’identità del nemico. Crede che il suo peggiore avversario, che ne succhia il sangue, sia un amico. Se la comunità perde la vista, allora il castello della fede è in pericolo. Questa è la mia sofferenza, la mia sola sofferenza. Non ho neppure il tempo di pensare alle pene e alle difficoltà che io personalmente devo affrontare. Se solo potessi assicurare il castello della fede affrontando personalmente qualcosa di mille volte più difficile …”
Suleyman Hilmi Tunahan
Nato a Silistire nel 1888, Suleyman Hilmi Tunahan fu educato in diverse madrasah di Istanbul dai più famosi tutori dell’epoca laureandosi con il massimo dei voti. A partire dal 1930 fu impiegato presso il Dipartimento di Affari Religiosi e servì come predicatore nelle moschee di Sultanahmet, Yenicami, Sehzadebasi e Kasimpasa.
Diverse inchieste giudiziarie furono avviate nei suoi confronti, ma ogni volta fu prosciolto. In un’epoca in cui la gente cominciava a dimenticare il Corano, egli dedicò tutti i suoi sforzi all’educazione dei giovani. La sua opera è un segno chiaro dell’importanza che egli attribuiva all’insegnamento del Corano.
Consigliava costantemente i suoi studenti di seguire il Corano e il Profeta (saas) e di proteggere i giovani dai movimenti ereticali. Morì nel 1959.
Suleyman Hilmi Tunahan e i suoi seguaci appartenevano alla scuola dell’Imam al-Maturidi in teologia e a quella dell’Imam Abu Hanifah nel fiqh. Suleyman Effendi seguì il cammino del tasawwuf stabilito da Imam Rabbani.
Kemal Kacar, suo genero e discepolo, descrive la sua superiore personalità con queste parole:
“L’aspetto spirituale nella conoscenza dell’interiore di Suleyman Effendi, vale a dire nel tasawwuf, è noto a chi lo possiede. Un intelletto rivolto all’esteriore e all’apparenza non può apprezzarlo. Una persona educata e intelligente, si tratti anche di un musulmano, può imbattersi in un uomo che abbia conoscenza del tasawwuf e la funzione di guida, senza essere consapevole, tuttavia, della sua grazia a meno che questi lo informi della sua stazione mediante la volontà divina. Noi, d’altra parte, non abbiamo alcun dubbio circa il suo [di Suleyman Effendi] aspetto spirituale. Ne abbiamo fatto conoscenza non per mezzo dell’intelletto, ma dell’esperienza.” (Hizir Yilmaz, Suleymancilik Hakkinda Bir Inceleme [Un esame del fenomeno dei Suleymancilik], pag. 11)
Sayyid AbdulHakim al-Arwasi
Sayyid AbdulHakim al-Arwasi nacque nel 1865 nel distretto Baskal di Van. Suo padre, Mustafa Effendi, era un uomo di tasawwuf votato all’educazione islamica. AbdulHakim al-Arwasi Effendi studiò i commentari del Corano, hadith, giurisprudenza e teologia islamica in Iraq.
All’età di quattordici anni, fu introdotto al tasawwuf da Fahim Effendi e divenne suo discepolo. A circa vent’anni, raggiunto un certo livello di maturità, fece ritorno in patria e spese tutto quanto possedeva per fondare una madrasah e una biblioteca cui gli studenti potevano avere accesso gratuitamente. Questa madrasah, nondimeno, fu saccheggiata dagli Armeni e dai Russi nel corso della I Guerra Mondiale. Fu infine costretto ad abbandonare Van. Dei suoi 150 compagni, solo ventinove riuscirono a sopravvivere e a raggiungere Istanbul.
Nel 1919, AbdulHakim Effendi fondò una madrasah nel quartiere di Eyup a Istanbul, la quale era stata riservata a lui e ai suoi seguaci. Cominciò a insegnare presso la Madrasah Sulaymaniyya, ma fu rimosso nel 1924-25, quando le sedi delle confraternite furono chiuse. Nel 1930, in seguito agli incidenti di Menemen, fu arrestato e quindi rilasciato. Iniziò poi la predicazione nelle moschee Beyoglu Aga e Beyazid. Nei suoi ultimi anni di vita, fu arrestato ed esiliato diverse volte. In questi anni guidò Necip Fazil Kisakurek, un poeta musulmano, alla fede.
He died in Ankara in 1943. la sua sepoltura fu semplice e modesta come la sua vita.
AbdulHakim Effendi scrisse due libri: Ar-Riyad-ut-Tasawwufiyya e Rabita-i Sharifa. Anche le risposte che diede nelle sue lettere sono state raccolte in un singolo volume.
Mahmud Sami Ramazanoglu
M. Sami Ramazanoglu nacque nel 1892 ad Adana e divenne lo shaykh della comunità di Erenkoy. Conseguita la laurea presso la facoltà di giurisprudenza dell’Istituto Dar al-Funun, si concentrò sul tasawwuf. Predicò in alcune moschee e si dedicò al commercio. Dopo avere trascorso un certo periodo a Damasco, gli fu affidata la responsabilità della moschea Zihni Pasha a Erenkoy, a Istanbul, dove divenne una guida riconosciuta. Nel 1979 si recò in Arabia Saudita, dove morì, dopo aver dedicato l’intera esistenza alla diffusione dell’Islam.
Mehmet Zahid Kotku
Mehmet Zahid Effendi nacque nel 1897 a Bursa da una famiglia di origine caucasica. Zahid Kotku, che allo scoppio della I Guerra mondiale aveva 18 anni, fu arruolato e passò sei anni nell’esercito: tre al fronte e tre a Istanbul. Terminato questo periodo, studiò presso il centro della confraternita di Gumushane e ricevette l’autorizzazione a insegnare all’età di 27 anni. In seguito alla soppressione delle confraternite, si sposò e divenne imam a Bursa.
Predicò quindi nella moschea Iskenderpasha di Fatih per ventidue anni. Morì nel 1980. Una folla immensa da tutta la Turchia e dall’Europa seguì il suo funerale presso la Moschea Sulaymaniyyah di Istanbul. Il numero dei suoi seguaci continuò a crescere anche dopo la sua morte. Fu amato da molte persone e non solo in Turchia.
Il servizio reso da Mehmet Zahid Kotku all’Islam consistette essenzialmente degli insegnamenti impartiti ai suoi studenti nel corso di conversazioni dedicate alla religione e a problemi d’attualità concernenti i musulmani. mediante i suoi sermoni, i suoi libri e conversazioni, giocò un ruolo importante nella diffusione dei valori islamici tra la gioventù turca. La sua conoscenza, così come la sua natura tollerante e modesta, attrassero molte persone.
Tentò di risolvere i problemi di sottosviluppo del settore industriale nei paesi musulmani, collaborando alla fondazione della fabbrica Gümüs Motor. Questo tentativo, tuttavia, fallì per inesperienza e inadeguatezza tecnica.
Nel suo libro Tevbe (Pentimento), scrisse:
“Si dovrebbe essere molti cauti nell’adempimento dei doveri della Sunnah. Se non in caso di necessità, non si dovrebbe trascurare nessuna pratica. Ci si deve attenere scrupolosamente alle consuetudini [del Messaggero di Allah] nel modo di mangiare, vestire, parlare, pregare, di compiere le abluzioni e l’igiene personale, così come le buone maniere.”
Necip Fazil Kisakurek
Il grande intellettuale Necip Fazil Kisakurek nacque nel 1904 a Cemberlitas, Istanbul, da una famiglia proveniente da Kahramanmaras. Nel 1912 frequentò una scuola francese, quindi il College americano di Gedikpasha. A Heybeliada, dove la famiglia si era trasferita in seguito a un’infermità della madre, frequentò il Collegio Navale. Nel 1917 intraprese gli studi di filosofia presso il Dar al-Funun. Nel 1924 fu inviato alla Sorbona di Parigi. Un anno dopo, interruppe i suoi studi e fece ritorno in patria.
Per la sua natura, era incapace di mantenersi in una stessa condizione per lungo tempo. Fu così che si dimise dal suo impiego nel 1938. Nel 1941 lavorò come educatore presso l’Accademia di Belle Arti e il Robert College. In questi stessi anni lavorò come autore e poeta.
La sua conoscenza dell’Islam ebbe luogo in quegli stessi anni. Il movimento che fondò, il Grande Movimento Orientale, divenne un incubo per i nemici dell’Islam. Tra il 1943 e il 1972, viaggiò e tenne conferenze in tutta la Turchia. Fu denunciato otto volte e scontò tre anni e mezzo di carcere. Continuò il suo sforzo intellettuale contro i nemici dell’Islam e vari movimenti ereticali fino al giorno della sua morte nel 1984. Il suo libro, Dogru Yolun Sapik Kollari (Le diramazioni erronee del Retto Cammino) salvò molte persone dall’errore.
In questo libro importante, Necip Fazil spiegò i punti di vista di tutte le sette ereticali e dimostrò che la Ahl al-Sunnah wal Jama‘ah, il cammino del Messaggero di Allah (saas) e dei suoi Compagni, è l’unica vera via.
Alcuni brani scelti dalle sue opere:
“La seconda e la terza età del calendario musulmano – durante le quali le branche ereticali si diffusero, divennero popolari e danzarono con gioia in un’atmosfera festiva – testimoniarono l’elevazione di due archi di trionfo che resero il cammino della Sunnah e della comunità religiosa simili a monumenti.
Un arco con quattro porte che conduce ai principi islamici della fede e dell’azione, e un altro arco con due porte che rafforza direttamente gli aspetti relativi al credo. … L’uno è nell’azione, l’altro è nel credo …
Nelle azioni: Imam Malik, Imam al-A`zam, Imam al-Shafi`i, Imam Ahmad ibn Hanbal;
Nel credo: Imam al-Maturidi, Imam al-Ash`ari.
Essi rappresentano i guardiani del cammino retto e costituiscono le forze di polizia della Ahl al-Sunnah.
Il Libro è il Corano; la Sunnah è ogni parola, ordine e atto del Messaggero di Allah (saas) … Ijma: i decreti riuniti sui quali la ummah, vale a dire quei Compagni che meritano di appartenere alla ummah, concordano … Qiyas: quelle regole che i principali sapienti determinano mediante l’analogia…
In un ordine ascendente, i ranghi si mescolano l’uno nell’altro per riunirsi infine in un’unità assoluta: nel Libro di Allah e nella Sunnah del Profeta (saas) …
Il cammino della Ahl al-Sunnah wal Jama‘ah è quel cammino retto aperto da questi eroi tra migliaia di linee di disordine. In questa strada, coloro che elevano l’arco trionfale con quattro porte, in termini tanto di credo che di azioni, sono i più grandi ingegneri del fronte esterno i quali hanno seminato il seme dei successivi architetti del credo…” (Necip Fazil K?sakürek, Dogru Yolun Sapik Kollari: Arinma Caginda Islam [Le diramazioni erronee del Retto Cammino: l’Islam nell’era della purificazione], pag. 95)

L'Islam denuncia il terrorismo

IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

Il segreto al di là della materia

IL CROLLO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE

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Quando muoiono e sono sepolti, gli uomini si lasciano alle spalle le case, le famiglie, gli averi ed ogni cosa di questo mondo

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(Estratto dall’intervista ad Adnan Oktar su harunyahya.tv 6 Agosto 2010)

Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

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(Estratto dell'intervista in diretta di S. Adnan Oktar, Kral Karadeniz TV e Asu TV, 4 gennaio 2010)

Affermando che il Profeta Gesù (pbsl) è il figlio di Allah, i cristiani inducono milioni di persone a diventare irreligiose.

AFFERMANDO CHE IL PROFETA GESÙ (PSL) È IL FIGLIO DI ALLAH, I CRISTIANI INDUCONO MILIONI DI PERSONE A DIVENTARE IRRELIGIOSE

(Estratto dell’intervista al Sig. Adnan Oktar, CayTVMarasAksu del 10 dicembre 2009 )

L'effetto negativo del Darwinismo sull'economia

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Estratto dall’intervista Dem Tv e Tempo Tv di Adnan Oktar il 18 dicembre 2009

Hazrat Mahdi (pbsl) è esperto della conoscenza nascosta (ilm al-ladun)

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(Da intervista di S. Adnan Oktar in AdiyamanAsu del 5 aprile 2010)

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell'Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell’Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti.

Da intervista di S. Adnan Oktar in TV Gaziantep Olay del 13 aprile 2010

Iran aspetta il Mahdi (as)

Estratto dall'intervista Tv Kocaeli e Tv Tempo di Adnan Oktar il settembre 18, 2009

Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010